Andrea Ricciardi

In realtà è stato stabilito che, per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, tutti i contratti di lavoro che risultano sotto ai minimi dell’offerta congrua si possono rifiutare senza perdere il diritto al beneficio.

Infatti, se la proposta di impiego non rispetta tutti i criteri previsti è possibile rifiutarla senza perdere il sussidio.

I principali paletti, alcuni inseriti anche nella legge di conversione del dl 4/2019 (ancora da approvare) riguardano retribuzione (il Senato ha introdotto una soglia minima di 858 euro), contratto di lavoro e distanza da casa.

Per la precisione, il contratto deve essere a tempo indeterminato, a termine o in somministrazione con durata pari ad almeno tre mesi.

Un part-time non può essere inferiore all’80% dell’ultimo contratto di lavoro.

I requisiti relativi alla distanza da casa cambiano a seconda del numero di offerte ricevute e dalla durata del sussidio già percepito, fissate dal decreto atttuativo del RdC.

Per i primi 12 mesi di fruizione del beneficio, la prima offerta deve essere entro 100 km o raggiungibile in 100 minuti (1 ora e 40 minuti) con mezzi pubblici; seconda entro 250 km; terza ovunque in Italia.

Dopo i dodici mesi, prima e seconda offerta congrue entro 250 chilometri da casa, terza offerta in tutta Italia.

In caso di rinnovo, infine, l’offerta può essere sull’intero territorio nazionale.

Lo stipendio minimo di 858 euro lascia fuori diverse professioni.

I contratti minimi, ad esempio, sono inferiori alla soglia per stagionali in agricoltura, o a figure come aiuto cuoco, apprendista parrucchiere, impiegati e commessi part-time di alcuni settori, addetti imprese di pulizia e servizi integrati (mense, custodi, manutentori).

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