Rosaria Proietti

Come stabilisce il primo comma dell’articolo 2825 del codice civile, l’ipoteca costituita sulla propria quota da uno dei partecipanti alla comunione produce effetto rispetto a quei beni o a quella porzione di beni che a lui verranno assegnati nella divisione.

Ne consegue che anche su un bene indiviso, in comunione o in comproprietà per quote, può essere iscritta ipoteca ed avviata la procedura di espropriazione.

L’articolo 599 del codice di procedura civile ci ricorda poi che possono essere pignorati i beni indivisi anche quando non tutti i comproprietari sono obbligati verso il creditore.

Il giudice dell’esecuzione, su istanza del creditore pignorante o dei comproprietari e sentiti tutti gli interessati (anche i comproprietari non debitori), provvede, quando è possibile, alla separazione della quota in natura spettante al debitore. Se la separazione in natura non è chiesta o non è possibile, il giudice dispone che si proceda alla divisione a norma del codice civile, salvo che ritenga probabile la vendita della quota indivisa ad un prezzo pari o superiore al valore della stessa.

Il valore dell’intero immobile indiviso, agli effetti dell’espropriazione, è determinato dal giudice avuto riguardo al valore di mercato sulla base degli elementi forniti dalle parti e dal Consulente tecnico d’Ufficio (CTU).

L’articolo 14 ter della legge 3/2012 (Composizione delle crisi da sovraindabitamento) prevede anche che il debitore, in stato di sovraindebitamento può chiedere la liquidazione di tutti i suoi beni. Con il decreto di liquidazione, il giudice dispone che, sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni cautelari o esecutive. La procedura rimane aperta sino alla completa esecuzione del programma di liquidazione e, in ogni caso, per i quattro anni successivi al deposito della domanda.

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