Ornella De Bellis

Può provare ad offrire al creditore, garantito dalla fideiussione, un rientro pari al 10% mensile dello stipendio da lei percepito, valutato al netto degli oneri fiscali e contributivi. E, agli altri due creditori, può destinare un 5% ciascuno, sempre della sua retribuzione mensile netta. Oppure, per blandirli, se ritiene di poterne sostenere l’impatto economico, può offrire qualcosina in più.

I tre creditori, dovrebbero sapere che se agissero tutti giudizialmente per pignorare lo stipendio, solo il primo otterrebbe soddisfazione con un prelievo del 20%: i ritardatari dovrebbero mettersi in riga ed attendere.

Con l’accordo di ristrutturazione del debito ex legge 3/2012, invece, i creditori potrebbero risparmiare le spese di giudizio – le quali, sebbene poste a carico del debitore, devono comunque essere anticipate dal creditore – e potrebbero ottenere un rimborso sostenibile, senza correre il rischio di dover attendere anni a bocca asciutta.

Concludendo, partendo dal presupposto che il massimo prelevabile da uno stipendio netto per crediti di natura ordinaria è il 20% e che tale prelievo avvantaggia chi si muove per primo, un’offerta del 30% della busta paga, con quota ripartita proporzionalmente rispetto all’entità dei singoli debiti, dovrebbe risultare allettante.

Se l’accordo non passasse, pazienza: lei attenderà le azioni esecutive promosse dai creditori e sacrificherà, per tutti, il 20% del suo stipendio. Almeno, potrà dire che ci ha provato.

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