Ornella De Bellis

Il consiglio è senz’altro quello di abbassare i toni: lei ha tutto il diritto di pagare il debito in un’unica soluzione, ma certamente non agevola la composizione bonaria del suo inadempimento se apostrofa la controparte definendola una banca tristemente famosa e tacciandola di applicare interessi usurari, senza alcuna prova a fondamento (a tale proposito lei rischia una querela). Peraltro, lei non può conoscere i termini contrattuali con cui è stato ceduto il credito che la riguarda e, comunque, anche se Banca IFIS lo avesse acquisito per un solo centesimo, lei non può sindacare la pretesa del cessionario di esigere l’intero valore nominale del residuo non rimborsato all’emittente della carta revolving.

Può darsi anche che la richiesta di regolare il saldo tramite cessione del quinto sia frutto di un equivoco e sia stata motivata, in buona fede, nella presunzione (errata) che il debitore non potesse affrontare il pagamento tutto in una sola volta.

Quello che può fare adesso è inviare (con raccomandata AR) una comunicazione a Banca IFIS con la quale chiede di conoscere l’IBAN del conto corrente su cui versare, tramite bonifico, i 1.500 euro dovuti, se non vuole correre il rischio di vedersi lo stipendio pignorato per un importo ben maggiore, in quanto gravato da spese legali ed interessi moratori. Banca IFIS non fa sconti se il debitore percepisce, come nella fattispecie, una retribuzione da lavoro dipendente.

Solo in caso di mancata risposta, o qualora Banca IFIS dovesse persistere nella pretesa di chiudere la posizione tramite un prestito per cessione del quint,o ci sarebbero i presupposti, a fronte di una eventuale azione esecutiva avviata dalla controparte, per contestarne il comportamento su solide basi giuridiche e con qualche chance di successo.

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