Simone di Saintjust

A questo mondo tutto è relativo: se io non percepissi uno stipendio o una pensione, se non avessi un conto corrente con disponibilità tale da poter soddisfare anche la metà del credito preteso, se non avessi un telefono fisso in casa che squillasse continuamente in occasione delle fastidiose e petulanti richieste degli addetti al recupero crediti (gente più sfigata di me), riterrei anche un saldo stralcio di 75 euro pagabile in 120 rate con bollettino postale, non adeguato alle mie possibilità.

Ma, in ogni caso, anche se avessi stipendio, conto corrente e telefono fisso non accetterei mai di saldare il debito con cambiali: e non solo perchè la cambiale non onorata alla scadenza costituisce un titolo esecutivo con il quale il creditore può avviare il pignoramento dei beni di proprietà del debitore senza dover passare per un giudice. Ma, soprattutto, perchè, nella mia trentennale esperienza di addetto al recupero crediti so benissimo che queste cambiali vengono poi immesse in circuiti strani di compensazione e riciclaggio, o quanto meno cedute a qualche banca sconosciuta un attimo prima della scadenza (mediante girata all’incasso) per ottenere l’anticipazione del pagamento tramite il cosiddetto sconto bancario. Per cui la fine, il più delle volte, il debitore corretto, determinato ad adempiere agli impegni assunti, non riesce più a rintracciarle: se va male, si ritrova iscritto nel Registro Informatico dei Protesti; se va bene la cambiale continuerà a vagare smarrita per ogni dove e non tornerà mai più nelle mani di chi l’ha emessa.

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