Patrizio Oliva

L’articolo 737 (sulla Collazione ereditaria) del codice civile stabilisce che i figli, i loro discendenti ed il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente.

L’obbligo della collazione sorge automaticamente e i beni donati in vita dal de cuius devono essere conferiti indipendentemente da una espressa richiesta, essendo sufficiente, a tal fine, la proposizione della domanda di accertamento della lesione della quota di legittima e di riduzione e la menzione in essa dell’esistenza di determinati beni facenti parte dell’asse ereditario da ricostruire (Cassazione 8510/2018).

Da ricordare, tuttavia, che nella situazione esposta (coniuge superstite e due figli) la quota di legittima va attribuita al coerede leso calcolandola sul patrimonio lasciato dal defunto (comprensivo dei 43 euro donati) a cui va sottratto il 25% disponibile al defunto stesso per le donazioni effettuate in vita. A meno che non si voglia, prima, eccepire la nullità delle donazioni ex articolo 782 del codice civile.

Detto P il patrimonio relitto del defunto (al netto dei debiti) e 45 mila euro il donatum D, al coniuge toccherà (P + D)/4, ai due figli, ciascuno (P + D)/4. La quota disponibile al defunto per donazioni in vita è pari a (P + D)/4, che compensa, a capienza, i 45 mila euro donati al figlio.

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