Ornella De Bellis

Molto spesso, viene sottovalutata l’importanza della conservazione delle ricevute di pagamento delle bollette energetiche: al contrario, le stesse vengono cestinate, e ciò non giova alla tutela del consumatore su diversi fronti.

Infatti, anche le famiglie puntali nei pagamenti relativi alle utenze domestiche possono vedersi richiedere il pagamento di bollette energia già saldate.

In tal caso il bollettino postale che attesta il pagamento, così come il CRO del bonifico eseguito nei confronti della compagnia luce e gas o la cronologia delle fatture saldate all’interno dell’area clienti online, rappresentano strumenti di tutela indispensabili contro richieste indebite.

Basti pensare che alcune fatture inerenti le utenze domestiche possono essere scaricate in percentuali predeterminate dalla dichiarazione dei redditi: basti pensare ai bed&breakfast, che possono detrarre parte dei costi relativi ai consumi energetici in base alla porzione di casa adibita ad attività ricettiva.

In tal caso le bollette vanno allegate alla dichiarazione o consegnate al proprio commercialista, che sbrigherà la pratica con l’Agenzia delle Entrate.

Purtroppo talvolta, accade che i documenti vadano smarriti e che il Fisco domandi, anche a distanza di tempo, l’invio delle fatture.

Ecco perché fare una copia di ogni bolletta pagata è utile quanto il conservarla.

È consigliabile tenere da parte le bollette energia (ma anche quelle dei servizi internet) per almeno 5 o 10 anni successivi al pagamento, se non oltre.

Ricordiamo infatti che la legge italiana, in virtù dell’articolo 293 del codice civile, consente agli operatori energetici di richiedere il pagamento delle fatture che risultino insolute in ogni momento, con eventuale addebito di interessi di mora.

Generalmente le fatture relative alle utenze domestiche, a cui possiamo aggiungere l’attestazione dei versamenti inerenti le rate del mutuo, dell’auto e le multe, si conservano per 5 anni; il bollo auto per 4 anni e la dichiarazione dei redditi pe 3 anni.

Le ricevute di tasse come l’IMU, la TASI e la TARI andrebbero invece conservate per almeno 6 anni.

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