Giorgio Valli

la sua domanda non è molto chiara: comunque, una volta correttamente notificata una cartella esattoriale o un avviso di accertamento immediatamente esecutivo riconducibile all’omesso o insufficiente versamento dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (IRPEF) possiamo far riferimento al principio di diritto, fra i tanti altri, ribadito dai giudici di legittimità nella sentenza 24322/2014 della Corte di cassazione.

Nella citata sentenza i giudici di legittimità hanno stabilito che il credito erariale per la riscossione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche non versata è soggetto non già al termine di prescrizione quinquennale previsto per tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi, bensì all’ordinario termine di prescrizione decennale stabilito peraltro dall’articolo 2953 del codice civile.

Infatti, secondo gli estensori del provvedimento, la prestazione tributaria, attesa l’autonomia dei singoli periodi d’imposta e delle relative obbligazioni, non può considerarsi una prestazione periodica, derivando il debito, anno per anno, da una nuova ed autonoma pretesa in ordine alla sussistenza dei presupposti impositivi.

In tema, da segnalare, inoltre, che secondo quanto stabilito nell’ordinanza 12715/2016 resta quinquennale la prescrizione delle sanzioni amministrative accessorie all’omesso o insufficiente versamento dei crediti erariali, quando il credito (unitario – tributo evaso e sanzione amministrativa tributaria) non derivi da sentenza passata in giudicato ma da un titolo esecutivo quale la cartella esattoriale o l’avviso di accertamento immediatamente esecutivo.

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