Giovanni Napoletano

Sono migliaia i ragazzi che da tutto il mondo arrivano negli USA, soprattutto a New York, dopo l’università per imparare l’inglese o per far parte di qualche stage.

Purtroppo, però, è difficile trovare una buona sistemazione.

I prezzi sono alle stelle.

E le normative americane per concedere un appartamento in locazione, con i contratti in regola, sono estremamente rigide, a tutela dei proprietari immobiliari.

Inoltre, se sei straniero: occorre avere un “credit score”, una sorta di validazione sulla capacità di sostenere il costo dell’affitto a garanzia delle società proprietarie degli immobili.

Ottenere il “credit score”, se non sei americano, è molto complicato.

La strada obbligata è quella di pagare una società specializzata che garantisce per la tua solvibilità.

Società che chiede di solito l’equivalente di una mensilità di affitto, o anche di più.

Oltre poi, prima di entrare nell’appartamento, a dover pagare almeno due mensilità anticipate, a dover stipulare una polizza assicurativa di un anno sull’appartamento che si affitta per i danni e gli incendi.

Insomma, in parole povere, è un bel casino.

Per evitare queste rigide prassi molti, sbagliando, pensando di trovare scorciatoie.

Così, la cosa che fanno tutti è cercare su Internet.

Sui siti di affitto specializzati, sui siti di annunci o soprattutto sui social network.

Si fa qualche clic e la truffa scatta.

Il gancio sono le immagini di case da sogno: camere con vetrate nei grattacieli del centro con arredamenti degni di riviste di design appena ristrutturate.

Il meccanismo della fregatura online è sempre lo stesso. Le foto attirano le persone.

I prezzi proposti sono super convenienti: 300 dollari al mese o 500 per una camera non esistono a New York.

Ma allettati dalla possibilità di un affare succede che molti, moltissimi ci cascano.

Si va avanti con qualche clic ancora.

Si prova a chiedere qualche informazione.

Dall’altra parte risponde un broker, di solito una broker immobiliare, gentilissima, che rassicura, offre informazioni e chiarimenti, spiega dove è la casa che è stata appena ristrutturata. Fa parte di un grattacielo completamente rinnovato che ovviamente è in una posizione centrale.

La broker continua a rispondere alle informazioni che arrivano dall’altra parte dell’Oceano.

Da Facebook o dai siti di affitti specializzati a questo punto si è passati alla e-mail.

L’indirizzo da cui arrivano le mail di risposta è quello di una società immobiliare. A un certo punto però la ragazza dell’agenzia spiega che le richieste sono molte, dato che il monolocale o la stanza in condivisione sono molto belle e c’è tanta domanda.

Insomma, se la vuoi devi muoverti. Fai presto. Sennò la perdi.

A quel punto, il copione è sempre uguale.

E le truffe di questo genere, come conferma la polizia di New York, sono davvero molto diffuse ai tempi di Internet.

La broker invia una domanda con la richiesta di affitto con tutti i dati da compilare da parte dell’affittuario.

Al secondo giro invia un contratto d’affitto molto dettagliato.

Tutto sembra vero: la e-mail dell’immobiliare, i moduli e il contratto d’affitto.

Una volta firmato il contratto la broker chiede di procedere con il pagamento dell’anticipo.

Si fa così nel mondo reale.

Ma i soldi di chi di solito affitta sono veri. Mentre dietro la società di real estate e quella broker così gentile si nasconde un sistema truffaldino.

Il conto corrente sul quale il malcapitato affittuario manda i suoi primi 2.500 dollari è di solito di una banca online. Che puoi aprire e chiudere in ogni momento.

Il tempo di truffare qualcuno. La broker in realtà non lavora a New York.

Ma magari nell’Ohio, in Texas o anche di qualche paese africano anglofono.

Lo stesso con le fotografie della stanza che sono da rivista di architettura che non esistono. Almeno a quell’indirizzo. Tutto questo però le vittime delle truffe non lo sanno.

La broker, una volta accertato che il pagamento è stato effettuato, fornisce il numero di telefono da chiamare una volta arrivati a New York e l’indirizzo esatto dell’immobile.

Così, si sbarca negli USA.

Si richiamano i numeri che la broker ha fornito, ma non risponde nessuno.

All’indirizzo prestabilito non c’è nessun appartamento in affitto.

Insomma, solo dopo un lunghissimo viaggio ci si accorge di essere stati raggirati.

Il consiglio in questo caso è quello di toccare con mano.

Passare dalla realtà virtuale alla realtà quella vera.

Magari restando all’inizio in un albergo o in un ostello.

Oppure affittate una stanza per pochi giorni su Airbnb o in qualche co-housing vero.

E poi, se proprio volete affittare un monolocale o una stanza in condivisione, andate a vederla.

New York è una città bellissima e ospitale. Una truffa come quella capitata ad una ragazza di Trento purtroppo condizionerà per sempre il giudizio.

Gli avvoltoi che attendono dietro i social “i polli” da spellare non sono a New York ma da qualche parte altrove anche se sulla rete non appare così.

Spariscono subito dopo la truffa.

Così come succede con i conti online che vengono subito chiusi.

Meglio evitare.

Se proprio ci tenete a farvi seguire da un broker andate da una agenzia immobiliare ma di quelle vere, fisiche, con una vetrina, un ufficio, delle scrivanie.

Non fermatevi al sito: la fregatura è dietro l’angolo ad aspettarvi.

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