Ornella De Bellis

1) Per non rischiare un nuovo pignoramento del mio stipendio che cifra dovrei guadagnare o che lavoro è meglio fare?

2) Una volta che il pignoramento del quinto del TFR chiude la sentenza del giudice visto che la ditta chiude cosa posso fare per evitare altre azioni giudiziarie? Ho 37 anni e non so che lavoro posso trovare, ma uno dovrò trovarlo quindi vorrei chiudere una volta per tutte con banca ifis se non si dovesse accontentare di 5 anni già di quinto del mio stipendio e il quinto del TFR, vedendo che non lavoro o lavoro part-time o determinato non so posso fare una proposta anche piccola per chiudere tutto e andare avanti con la mia vita o continuano ad oltranza nonostante neanche io so il mio futuro?

3) Se trovo un nuovo lavoro e con il vecchio avevo un pignoramento chiuso con il 20% del tfr ma non pagato per intero, non sapendo se il creditore si rivalga ancora per la totalità del debito devo comunicarlo alla nuova ditta o aspetto semmai verrà convocata, anche per non rischiare una mancata assunzione, oppure posso proporre un accordo io nel frattempo anche se non ho troppa disponibilità?

1) Per non rischiare il pignoramento dello stipendio dovrebbe lavorare in nero e il datore di lavoro dovrebbe remunerarla in contanti: purtroppo, però, si tratta di comportamenti vietati dalla legge e pesantemente sanzionati.

2) Banca IFIS sicuramente non si dichiarerà soddisfatta fino a quando l’intero credito verrà integralmente rimborsato: ma come si suol dire, domandare è lecito, rispondere è cortesia. Si tratta, in effetti, di un creditore cessionario “tosto” che preferisce attendere per colpire e non è incline ad accontentarsi secondo la formula “pochi, maledetti e subito”.

3) prima di un eventuale successivo pignoramento verrà notificato anche a lei (oltre che al nuovo datore di lavoro, terzo pignorato) un precetto con la richiesta di pagamento del debito residuo nonché dell’aggravio riconducibile alle ulteriori spese legali sostenute dal creditore: avrà modo così, di verificare se i conti tornano.

A mio giudizio sta dando eccessiva peso alla questione: il pignoramento dello stipendio è un fatto assai comune ai tempi d’oggi e non può incrinare il rapporto di fiducia stabilito con il datore di lavoro. Ormai, tutti siamo consapevoli che basta anche un solo piccolo evento avverso perché il debitore cada in difficoltà economica e risulti inadempiente, trascinando il garante in un’azione esecutiva promossa dal creditore che aveva concesso il prestito. E, comunque, fino a quando lei resterà disoccupata nessuno potrà costringerla a pagare i soldi di cui non dispone.

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