Carla Benvenuto

Deve essere chiara una cosa: il decorso del termine di prescrizione non cancella il debito, ma impedisce al creditore di poterlo esigere e/o avviarne la riscossione coattiva in sede giudiziale.

Peraltro, l’articolo 2937 del codice civile prevede la rinuncia alla prescrizione una volta che sia decorso il termine prescrizionale: la rinuncia può risultare da un fatto incompatibile con la volontà di avvalersi della prescrizione, fatto quale, appunto, è il pagamento del debito prescritto da parte del debitore.

Sicuramente il debitore potrebbe eccepire che la notifica di un avviso di accertamento o di una cartella esattoriale, di atti, cioè, relativi ad un debito ormai prescritto, potrebbe configurarsi come una sorta di coercizione psicologica. Ma, dal momento che il debitore può presentare ricorso per eccepire la prescrizione e di tale strumento non si avvale, il tutto resta relegato all’ambito del malcostume e della scarsa etica della Pubblica Amministrazione nei confronti dei cittadini che amministra.

Sento spesso blaterare dei probabili vantaggi del federalismo: l’aspetto denunciato dal lettore, invece, rappresenta uno lato oscuro acclarato del federalismo. Regioni (e il Piemonte non è l’unica) che approvano leggi regionali in contrasto con la normativa nazionale senza che nessuna istituzione si occupi dell’ambiguità e della confusione che, così, si crea a danno dei cittadini.

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