Simonetta Folliero

La banca ha operato correttamente: se la disposizione di bonifico del delegato (private banker che gestiva il rapporto del de cuius) ad operare sul conto corrente è anteriore alla morte del delegante (che resta comunque il disponente), l’istituto di credito è obbligato a trasferire la somma indicata nel bonifico al conto corrente del beneficiario. Indipendentemente dall’asserito legame di parentela esistente fra il delegato ad operare sul conto corrente del de cuius e il beneficiario del bonifico.

Tuttavia, secondo giurisprudenza consolidata (Cassazione 18725/2017, fra le tante) è riconducibile alla donazione diretta l’elargizione, per spirito di liberalità (cioè senza l’obbligazione derivante da un contratto stipulato fra le parti) di somme di danaro, purché di importo non modico, mediante assegni circolari o bancari, nonché bonifici bancari.

Se si tratta di importo non modico, allora la legge richiede la forma scritta dell’atto di donazione e, in mancanza, il trasferimento può essere semplicemente impugnato ed annullato (nella fattispecie restituzione dell’importo trasferito alla massa ereditaria) da chi vi abbia interesse (nel caso specifico i coeredi del padre del delegato). Purtroppo però, non esiste una norma di legge che chiarisca quando un importo sia modico e quando no.

Per concludere: i coeredi dell’erede beneficiario del bonifico, lesi nella propria quota di eredità legittima, possono agire giudizialmente per chiedere che nella massa ereditaria venga considerata anche la donazione effettuata in vita dal de cuius, con la conseguente riduzione della quota spettante all’erede beneficiario del bonifico sulla massa ereditaria residua o la restituzione ai coeredi di quanto in eccedenza percepito dall’erede beneficiario del bonifico.

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