Annapaola Ferri

Nessuno può cancellare, dalla centrale rischi in cui è stato censito, il nominativo del debitore prima che siano scaduti i termini di permanenza fissati per legge, a meno che l’iscrizione non sia frutto di un errore.

Nella realtà è difficile, pressoché impossibile, ottenere, da banche e finanziarie, un consolidamento che consenta di regolare anche il pignoramento in corso e rendere disponibile ulteriore liquidità: bisognerebbe avere un reddito da lavoro a tempo indeterminato tale che il quinto della busta paga percepita sia sufficiente a garantire la chiusura del debito complessivo (compreso quello che genera ulteriore liquidità) in un periodo non superiore al decennio.

Se, invece, ci si accontenta di un consolidamento del debito, mettendo da parte la chiusura del pignoramento in corso e la possibilità di conseguire ulteriore liquidità, si può tentare la strada del piano del consumatore, una delle tre opzioni esercitabili nell’ambito della legge 3/2012 per la composizione delle crisi da sovraindebitamento, limitando l’obiettivo ad ottenere una rata mensile, al servizio della copertura della propria esposizione debitoria complessiva, sostenibile con le entrate di cui il debitore dispone e comunque compatibile con le rivendicazioni dei creditori. In pratica, si tratterebbe di raggiungere l’agognato obiettivo di avere la botte piena e la moglie ubriaca: ma ci si può riuscire.

Il presupposto, tuttavia, è che il sovraindebitamento del debitore non sia imputabile ad un
ricorso al credito colposo e sproporzionato rispetto alle proprie capacità patrimoniali.

Per aiutarlo ad uscire dalla crisi da sovraindebitamento in cui il debitore è rimasto coinvolto, sono stati istituiti appositi organismi, distribuiti sul territorio nazionale, ai quali ci può rivolgere per consulenza, assistenza e supporto nelle procedure da seguire: li troverà elencati cliccando qui.

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