Carla Benvenuto

Viviamo in un paese ormai allo stremo, dal futuro incerto: può darsi che messo alle strette, il concessionario della riscossione riceva direttive per effettuare pignoramenti presso la residenza del debitore anche laddove non sia ragionevole presumere la possibilità di rinvenire arredi di pregio, manufatti d’autore, materiale di antiquariato, gioielli, orologi e collezioni di valore, impianti tecnologici avanzati e via dicendo; e si riduca, pertanto, a raccattare mobili comuni usati da rivendere all’asta, rischiando di recuperare molto meno delle spese necessarie ad organizzare l’ambaradan.

Detto questo, per ricondurre il problema alle sue corrette dimensioni, va ricordato che l’articolo 514 del codice di procedura civile dispone che non si possono pignorare i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli di cucina a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, gli animali domestici da affezione.

Pertanto, a mio parere, l’angoscia del suo familiare può essere razionalmente limitata a quella che può derivare dal timore di uscire di casa e rimanere schiacciato da una lastra di ghiaccio piovuta da un tetto a falde spioventi in una giornata di mezza estate. Possibile sì, ma altamente improbabile.

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