Tullio Solinas

Come sappiamo, l’anamnesi, in medicina, è la raccolta dalla voce diretta del paziente e/o dei suoi familiari, di tutte quelle informazioni che possono aiutare il medico a indirizzarsi verso una corretta diagnosi della patologia da cui è affetto il paziente. Si tratta, tuttavia, di affermazioni di parte (demenza presenile di Alzheimer).

Peraltro, un deficit selettivo della memoria (amnesia selettiva) lascia intatte le abilità motorie e percettive, e l’apprendimento non associativo. I pazienti affetti da deficit selettivo della memoria, in sostanza non possono apprendere nuove informazioni.

Insomma, dalla diagnosi emerge che il soggetto è in condizioni di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore e di compiere gli atti quotidiani della vita. Anche se incapace di compiere qualsiasi attività lavorativa.

A nostro parere al caso prospettato non è applicabile la sentenza 5031/2016 della Corte di cassazione, secondo la quale l’indennità di accompagnamento deve essere riconosciuta anche a chi, pur essendo capace di compiere gli atti della vita quotidiana, necessita comunque della presenza costante di un accompagnatore a causa di gravi disturbi nella sfera intellettiva, cognitiva o volitiva dovuti a stati patologici gravi o a gravi carenze intellettive tali da non renderlo autonomamente in grado di svolgere tali atti nei modi o nei tempi appropriati per salvaguardare la propria salute e la propria dignità personale senza porre in pericolo sè e altri.

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