Patrizio Oliva

Il gigante di Mountain View, messo alle strette dalle norme anticoncorrenziali europee, per evitare nuove sanzioni, renderà disponibili, solo a pagamento, le licenze delle proprie app (Chrome, Playstore, Youtube, Maps, Gmail ecc) ai produttori di smartphone (Android): saranno poi quest’ ultimi a scegliere se integrarle o meno.

Riassumendo la vicenda, la Ue, dopo una multa da 4,3 miliardi di dollari, aveva ordinato a Google di smettere di obbligare i produttori di telefonini a preinstallare il suo motore di ricerca e il browser Chrome se volevano operare con Play store, il negozio virtuale da cui scaricare le app funzionanti con Android.

Ciò, per consentire il libero mercato e l’installazione di app anche dei competitor.

Pur avendo fatto ricorso contro la decisione Ue a inizio mese, l’azienda entro fine ottobre deve terminare le pratiche che Bruxelles ha giudicato anti-competitive.

Il rischio, altrimenti, è che per ogni giorno di mancato rispetto della decisione il gruppo debba versare una multa ulteriore pari in media al 5% massimo dei ricavi giornalieri generati globalmente.

Così, BigG, ha annunciato di avere messo fine alla restrizione, ma che inizierà a chiedere una non precisata commissione per ogni dispositivo se il produttore vuole le app del gruppo che includono anche Play store.

Google si e’ limitato a dire che la commissione sara’ contenuta e si attuera’ in modo indistinto su tutti i gruppi produttori.

Anche se questa commissione varra’ solo in Europa, essa avra’ conseguenze su tutto il mercato mondiale dei telefonini.

Anche i produttori asiatici e americani dovranno adeguare i loro costi in Europa, uno dei mercati di smartphone piu’ maturi.

Dunque, nel dettaglio, cosa cambierà per i produttori?

Il browser Chrome e Google Search diventeranno delle opzioni facoltative (vincolandone l’uso al pagamento di una tariffa) mentre per poter integrare il Play Store si dovranno installare obbligatoriamente anche le app Maps, Gmail e YouTube attraverso una licenza a pagamento.

Chi sceglierà di sganciarsi completamente da BigG potrà infine accedere e utilizzare Android, gratuitamente, in versione open source e personalizzarlo a piacimento.

Quale potrà essere l’impatto sul mercato è impossibile da determinarsi ora ma è certo che si tratti di una novità sostanziale, visto e considerato che la prima possibile (e anche logica) conseguenza dell’annuncio potrebbe essere l’immediato rincaro dei prezzi al dettaglio di smartphone e tablet.

Dunque, questa scelta la pagheranno gli utenti?

Beh, pare proprio di si, poiché per il momento è difficilmente ipotizzabile che qualche produttore possa rimuovere del tutto dai propri dispositivi i software di Google, anche se è una eventualità tecnicamente possibile.

Se pensiamo però a uno dei servizi più utilizzati dagli utenti, il negozio Play Store, il canale di accesso a milioni di applicazioni scaricabili sullo smartphone o sul tablet, quale vendor sarà così temerario da abbandonarlo, visto e considerato che rappresenta anche una fonte di ricavi e uno strumento per stringere partnership con altre aziende?

L’altro possibile cambiamento epocale riguarda il browser e il motore di ricerca: la maggior parte degli utenti utilizza Chrome e Search in modo automatico e non ha mai considerato l’opportunità di ricorrere ad alternative quali Firefox o un’altra applicazione per la ricerca sul Web.

Uno smartphone privo di questi due software sarebbe apprezzato così come lo è ora?

Infine i costi.

Se Google impone ai produttori il pagamento del pacchetto base dei suoi servizi, per bilanciare l’assenza di Chrome e del motore di ricerca, è molto probabile che tali costi verranno in qualche modo ricalcolati sui listini dei prodotti a scaffale.

La domanda è quindi la seguente: in che misura aumenteranno, se aumenteranno, i prezzi degli smartphone?

L’Unione Europea ha messo il gigante di Mountain View di fronte a un bivio sventolando la bandiera di una maggiore libertà di scelta per i produttori di hardware.

Ma saranno proprio questi ultimi, di fatto, a fari carico di assorbire gli effetti dell’obbligo “virtuale” di pagare una licenza per utilizzare Android.

E alla fine, pagheranno, come sempre, i consumatori.

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