Ludmilla Karadzic

La normativa vigente non prevede obblighi di comunicazione all’intestatario quando il conto corrente resta inattivo, anche per lunghi periodi.

L’estratto conto delle singole voci di costo di gestione applicate può essere richiesto alla banca e controllato alla luce delle informative che la banca è tenuta ad esibire al pubblico nelle filiali e a fornire su istanza del cliente.

Per quanto attiene, invece, la chiusura del conto corrente, va precisato che il cliente ha diritto di recedere in qualsiasi momento, attraverso un’apposita dichiarazione, da un contratto di conto corrente, senza penalità e senza spese, anche in presenza di un eventuale saldo debitore nel momento di esercizio del relativo diritto.

Se nel contratto di conto corrente non è stabilito un termine più breve, il diritto di recesso produce effetti dallo scadere del termine di 15 giorni previsto dall’articolo 1845, comma 3, del codice civile.

Ha invece natura vessatoria, ed è quindi nulla, la clausola contrattuale che prevede che l’estinzione avvenga entro 30 giorni dal ricevimento da parte della banca della relativa richiesta di estinzione.

Così l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) nella decisione 689/2015.

Il credito formatosi potrà essere recuperato successivamente dalla banca secondo le normali procedure stragiudiziali o giudiziali, ove necessario.

Ed allora, il suggerimento è, intanto, quello di inviare alla banca una raccomandata A/R con la formale richiesta di recesso dal contratto di conto corrente (cioè, di chiusura del conto corrente).

Successivamente, qualora l’istituto di credito non dovesse adempiere, si potrà adire l’Arbitro Bancario Finanziario: si tratta di una procedura assai semplice, il ricorso può essere formulato on line, i costi sono contenuti (appena 20 euro) e non c’è bisogno di avvocati.

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