Ludmilla Karadzic

La sua situazione non è così disperata come la descrive, se solo vorrà adottare qualche accorgimento e continuare a seguire i preziosi consigli che le ha dato il suo commercialista.

Innanzitutto, forse, è opportuno chiarire che non si va in galera non pagando i debiti siano essi ordinari (banche, finanziarie, privati cittadini) o esattoriali (quelli con la pubblica amministrazione).

E’ stato citato in tribunale in qualità di debitore esecutato, per poter contestare eventualmente, con il supporto di un avvocato, eventuali asserzioni della controparte terza pignorata (INPS) e del creditore procedente circa l’entità del reddito percepito e per poter essere sentito circa il possesso di altri beni pignorabili. Vedremo il perché.

Va aggiunto che, in base all’articolo 545 del codice di procedura civile, una pensione può essere pignorata solo per la parte eccedente la misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà.

Considerando che l’assegno sociale vale oggi, al massimo, 453 euro se ne deduce che una pensione è impignorabile fino a 680 euro circa: ne consegue, in particolare, che la sua pensione è totalmente impignorabile, sia da parte di creditori ordinari che esattoriali.

Insomma, il creditore procedente (Agenzia delle Entrate), a questo punto, vorrà semplicemente sapere se lei possiede altri tesori nascosti, oltre alla pensione, per poterli pignorare (perchè dalla sua attuale pensione non ricaverà un cent). In Tribunale basterà affermare che lei è nullatenente. Punto

Concludendo, se lei a partire da oggi, butterà via qualsiasi pretesa di rimborso per debiti pregressi con Agenzia delle entrate o con banche e finanziarie, le rimarrà sul groppone solo la cessione del quinto ENPAM, il pagamento della cui rata, essendo prelevata alla fonte (dall’INPS), non si può evitare.

Purtroppo, questo bisogna dirlo, ha sbagliato a non seguire gli ottimi consigli del suo commercialista: non avrebbe dovuto caricarsi del debito con ENPAM per pagare l’Agenzia delle Entrate. Avrebbe potuto evitare l’inutile aggravio di una rata pari ad un quinto della sua pensione.

Ma, potrà rimediare in futuro, rendendosi la vita meno problematica ed evitando di affacciarsi al balcone.

Per quanto attiene il resto, qualora, come le auguro, riuscisse a mettere da parte qualche risparmio, lo depositi sul conto corrente di un terzo, amico o parente (sua sorella, per esempio), giusto per evitare ulteriori complicazioni con qualche creditore dissennato. E, naturalmente, sospenda immediatamente il pagamento della rata di 180 euro ad Intesa San Paolo.

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