Genny Manfredi

I buoni pasto elettronici non rappresentano altro che la versione digitale del classico ticket restaurant cartaceo: la sostituzione è avvenuta soprattutto per praticità e semplificazione, con l’avvento del nuovo tesserino con banda magnetica, molto simile ad un bancomat, sulla quale vengono accreditate le somme ticket spettanti al dipendente.

Dal punto di vista normativo, a partire dal 1° luglio 2015, è cambiata la deducibilità dei buoni pasto elettronici passata da 5,29 a 7 euro che, tradotto in soldoni, significa fino a 400 euro di reddito l’anno in più per la spesa alimentare.

Dal 9 settembre 2017, invece, per effetto del nuovo decreto Mise, è prevista la cumulabilità fino a 8 ticket contemporaneamente.

I nuovi buoni pasto elettronici e digitali, come accennato, attraverso l’accredito diretto del valore dei buoni pasto su una card elettronica, da usare come un bancomat, consentono di fare la spesa presso i negozi convenzionati al circuito della società che ha emesso i buoni pasto.

Un’iniziativa questa, che consente di ridurre elusione e l’evasione fiscale legate ai ticket tradizionali cartacei che potrebbe portare ad un’emersione di circa 24 milioni di euro in più per il gettito fiscale dello Stato.

Comunque, i buoni pasto elettronici 2018 funzionano esattamente come gli antenati cartacei, ma invece che essere emessi su carta, l’importo è accreditato al dipendente su una carta magnetica o carta provvista di microchip, la cui lettura avviene tramite terminale POS così come di solito avviene quando si utilizza un comune bancomat o carta di credito.

Il datore di lavoro e quindi l’azienda che decide di passare per comodità e trasparenza fiscale, ai ticket elettronici stipula il contratto con la società che si occupa dell’emissione dei ticket come ad esempio QUI, Postepay lunch, Day, Sodexo, Pellegrini card ecc.

Sottoscritto il contratto che stabilisce anche il valore con il quale deve essere emesso ciascun buono pasto e la modalità di fruizione da parte del dipendente, la società emettitrice provvede alla consegna della card, una per ogni lavoratore e all’elenco dei negozi convenzionati al circuito.

Una volta consegnata la carta e accreditato il valore spettante al dipendente, quest’ultimo può iniziare ad utilizzare l’importo disponibile per la fare la spesa  ma alla cassa invece che dare il buono pasto cartaceo staccandolo dal blocchetto, consegna la card elettronica.

Il terminale POS leggendo il microchip, si collega in automatico al server della società che ha emesso i buoni e registra l’ammontare della spesa, scalando l’importo dal saldo a disposizione del dipendente in questo modo le transazioni vengono registrate divenendo la base per il meccanismo di fatturazione dell’azienda e della società emettitrice.

In Italia quasi 2 milioni e mezzo di lavoratori usano i buoni pasto.

Circa un milione e 600 mila lavoratori nel settore privato e 900 mila nel pubblico.

Un mercato importante, con un giro d’affari di circa 3 miliardi di euro, tanto da rappresentare lo 0,72% del prodotto interno lordo, con 190 mila posti di lavoro creati tra lavoro diretto e indiretto.

Nel 70% dei casi il buono viene speso in bar, gastronomie e ristoranti mentre, per il restante 30%, nella grande distribuzione.

Un guadagno anche per le attività commerciali interessate.

Ad oggi gli esercizi convenzionati sono circa 150 mila e si stima che il 40% dei loro introiti derivino dall’utilizzo di questi tagliandi da parte dei lavoratori.

Con la detassazione fino a 7 euro del buono pasto elettronico (in vigore dal 1° luglio 2015) poi, è stato calcolato un risparmio di 1,71 euro a pasto per il lavoratore.

Che, a fine anno, può arrivare a circa 400 euro.

Oltre ad avere favorito una diminuzione degli abusi e aver velocizzato i tempi di pagamento per gli esercenti.

Ecco perché, negli ultimi 2-3 anni, è praticamente raddoppiato il ricorso ai buoni in formato elettronico, che ora rappresentano il 40% del totale.

In molti Paesi stranieri, per esempio, la quota di defiscalizzazione viene automaticamente aggiornata in rapporto al costo della vita.

Oggi in Italia, il valore medio dei buoni pasto in circolazione è circa 6,20 euro, contro i 9 euro di Spagna e Francia, gli 8 euro del Belgio, i 6,80 euro del Portogallo e i 6 euro della Grecia.

In Germania invece, il dato oscilla tra 6 e 9 euro.

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