Ludmilla Karadzic

Il codice civile dispone, all’articolo 546, che il terzo (l’INPS nella fattispecie) è soggetto, relativamente alle cose e alle somme da lui dovute e nei limiti dell’importo del credito precettato aumentato della metà, agli obblighi che la legge impone al custode.

In pratica, in attesa che il giudice quantifichi le spese della procedura di riscossione coattiva, quelle che il creditore procedente ha dovuto sostenere per chiedere ed ottenere il decreto ingiuntivo, gli interessi legali decorrenti dalla messa in mora e la quota percentuale da prelevare, il terzo debitore deve fare in modo di congelare quanto dovuto al debitore esecutato fino all’importo indicato nel precetto aumentato della metà. Per pensionati e lavoratori dipendenti la cosa incide, più che altro, sulla durata del pignoramento e non sul prelievo mensile.

I termini per una eventuale opposizione al decreto ingiuntivo sono ampiamente scaduti, tanto è vero che c’è stata la notifica dell’atto di pignoramento: ma sarebbe stata comunque inutile l’opposizione se il credito azionato era dovuto.

L’articolo 545 del codice civile regola l’entità della quota pignorabile del rateo di pensione al 20% di quanto eccede il minimo vitale impignorabile, che è pari all’importo massimo dell’assegno sociale aumentato della metà. In soldoni, il minimo vitale è, attualmente, uguale a circa 680 euro.

Ne discende che a fronte di una pensione mensile percepita di 1.150 euro (al lordo del pignoramento esattoriale in corso), al debitore verranno prelevati mensilmente circa 94 euro. Purtroppo, il fatto che il debitore stia già subendo un pignoramento di tipo esattoriale (Agenzia riscossione) non influenzerà l’entità del prelievo.

Insomma, senza drammatizzare, un contributo di 94 euro mensili offerto dai familiari al debitore pensionato indigente, che ha subito azione esecutiva, consentirà a quest’ultimo di continuare agevolmente a pagare l’affitto e a comprare i medicinali di cui ha bisogno.

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