Annapaola Ferri

La normativa vigente (articolo 545 del codice civile) dispone fra l’altro che le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere pignorate, per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale, quando l’accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento; quando l’accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, le predette somme possono essere pignorate nei limiti previsti dal terzo, quarto, quinto e settimo comma, nonché dalle speciali disposizioni di legge.

In altre parole, l’importo a titolo stipendiale (benché già decurtato) accreditato in banca in data anteriore a quella del pignoramento del rapporto di conto corrente, può essere oggetto di prelievo per il 20% di quanto eccede il triplo dell’assegno sociale (il triplo dell’assegno sociale è all’incirca pari a 1359 euro). Se, invece, il pignoramento del conto corrente ed accredito hanno avuto luogo nel medesimo giorno, la somma trasferita in banca dal datore di lavoro può essere pignorata di un altro quinto.

Verifichi con attenzione se sono state rispettate queste condizioni: in caso contrario, con il supporto di un legale potrà presentare ricorso al giudice delle esecuzioni presso il tribunale territorialmente competente.

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