Andrea Ricciardi

Come noto, per poter usufruire delle agevolazioni sulla prima casa, venendo esentati dal pagamento dell’Imu, è necessario vivere effettivamente nella casa indicata come di residenza; a volte, può capitare, che il Comune, insospettito, esegua controlli per verificare la lealtà del contribuente: uno di questi può essere quello del controllo dei consumi di energia.

Dunque, risparmiare troppo sulla bolletta elettrica potrebbe costare l’agevolazione fiscale, con la quale si viene esentati dal pagamento dell’Imu per la prima casa?

A leggere il contenuto di una recente sentenza di Cassazione, parrebbe proprio di si.

Infatti, i Giudici di piazza Cavour, con la pronuncia 14793/18, hanno chiarito che se i consumi elettrici sono bassi, il Comune può cancellare le agevolazioni fiscali per l’abitazione principale.

A parere degli Ermellini, infatti, non basta dichiarare che un immobile è adibito a propria abitazione principale e spostare lì la residenza per godere delle agevolazioni fiscali “prima casa”, ma è necessario viverci.

Inoltre, le dichiarazioni del proprietario riguardo alla residenza hanno solo un valore presuntivo e possono essere superate da prova contraria, desumibile da qualsiasi fonte di convincimento e suscettibile di apprezzamento riservato alla valutazione del giudice di merito.

E la bolletta elettrica, se soprattutto si considera un arco temporale congruo, come può essere un triennio, può essere una valida prova.

Dunque, in parole povere, una fatturazione dell’energia elettrica troppo bassa potrebbe voler indicare che nessuno abita nell’immobile e che quindi non si deve usufruire dell’agevolazione che esenta dal pagamento dell’IMU.

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