Carla Benvenuto

In questi casi, di solito, si chiede agli uffici anagrafici lo stato di famiglia al decesso del defunto debitore (o quello storico, se si suppone che possano esserci chiamati all’eredità usciti nel tempo dalla famiglia anagrafica del defunto).

Si individua, così, un potenziale chiamato all’eredità (anche con ulteriori accertamenti anagrafici dei discendenti premorti del defunto) lo si rintraccia con tecniche classiche la cui descrizione esula dallo scopo del quesito (qui trova post che affrontano esaurientemente l’argomento), e gli si chiede l’importo intero del debito.

E’ poi il chiamato all’eredità, raggiunto dalla pretesa di adempiere all’obbligazione del defunto rimasta in sospeso, ad opporre (se lo ritiene, per evitare ulteriori scocciature) la documentazione attestante la rinuncia all’eredità oppure ad eccepire di dover pagare la sola quota parte, indicando i coeredi.

L’alternativa, per mettere in riga questi signori che menano alla cieca, è il completo silenzio, l’attesa di un eventuale decreto ingiuntivo e l’opposizione all’ingiunzione, documentando la rinuncia all’eredità già esercitata e pretendendo la condanna alle spese di giudizio del ricorrente. Una posizione di principio legittima, che non fa una piega, anche se costa un pochino di più.

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