Annapaola Ferri

La legge garantisce la sospensione volontaria del rapporto di lavoro (con diritto alla conservazione del posto di lavoro ed alla sospensione della retribuzione) in ipotesi ben precise: nel caso in cui il lavoratore sia chiamato a ricoprire cariche pubbliche elettive o sindacali, nei casi di esigenza di cure termali prescritte dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), per lo svolgimento di funzioni presso seggi elettorali.

Nel caso in cui il lavoratore versasse in uno stato prolungato di malattia, con superamento del cosiddetto periodo di comporto, il datore di lavoro, può ricorrere alla collocazione in aspettativa obbligatoria del dipendente. Al riguardo la materia è regolata dai diversi e specifici settoriali Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL).

In aspettativa a retribuzione zero, la trattenuta per pignoramento, e quella per il rimborso del prestito dietro cessione del quinto, vengono sospese e riattivate alla ripresa dell’attività lavorativa, posponendo le rate non versate a valle dell’originario piano di rientro.

In caso di dimissioni, il creditore che ha azionato il pignoramento ha diritto a prelevare un quinto del Trattamento di Fine rapporto (TFR) spettante al debitore dimissionario, mentre il creditore che ha concesso il prestito dietro cessione del quinto preleverà dal TFR l’importo contrattualmente garantito.

Entrambi potranno poi riattivare le procedure per ottenere, ciascuno, la trattenuta del 20% sulla busta paga, per il rimborso del credito residuale, qualora il debitore venisse impiegato altrove con contratto di lavoro dipendente.

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