Simonetta Folliero

Sono sempre più numerose le storie in cui i risparmiatori restano vittime delle truffe di consulenti e promotori finanziari, che carpendo la loro fiducia, promettono rendimenti astronomici in tempi brevi.

Purtroppo accade, però, che i soldi consegnati a questi truffatori, vengano investiti male solo per far accrescere le commissioni, oppure, nei casi più gravi, non vengano investiti per niente, finendo integralmente nelle tasche dei millantatori.

Dunque, prima di affrontare la questione della responsabilità, vogliamo fornire alcuni consigli pratici da seguire per evitare le truffe in questo settore.

Innanzitutto, è bene sempre verificare che il consulente finanziario sia regolarmente iscritto nell’apposito albo, consultabile sul sito apposito.

Inoltre, è buona norma consegnare al consulente assegni bancari non trasferibili intestati esclusivamente alla banca per cui lavora (lo stesso dicasi per gli ordini di bonifico e documenti similari che devono sempre avere quale beneficiario la banca).

Ancora, verificare puntualmente gli estratti conto ufficiali della banca e non fidarsi di eventuali estratti conto cartacei consegnati dal consulente e tenere presente che per legge il consulente non può utilizzare i codici di accesso telematico all’e-banking di pertinenza del cliente o comunque allo stesso collegati.

Per quanto riguarda il risarcimento del danno che si spera di ottenere dopo aver subito la truffa, è bene sapere che la banca è responsabile insieme al consulente per i danni arrecati al cliente e, pertanto, nell’eventualità in cui si rimanesse vittima di una truffa finanziaria, si potrà chiedere all’istituto di credito il risarcimento del danno.

Infatti, la Corte di Cassazione con la sentenza 18363/17, ha stabilito che la banca deve risarcire i danni se il promotore finanziario nasconde dolosamente l’andamento negativo della gestione patrimoniale.

In tale contesto, si può presumere l’esistenza di un nesso tra l’illecito e il danno subìto dall’investitore, consistito nella perdita totale o parziale del capitale.

Al promotore e alla banca resta la possibilità di fornire la prova contraria dimostrando il rispetto del profilo di rischio del cliente e che le perdite si sarebbero comunque verificate, in misura pari o diversa, anche senza l’illecito del promotore.

La banca e il promotore sono tenuti inoltre a dimostrare che il cliente non avrebbe disinvestito neppure se fosse stato messo al corrente dell’andamento negativo.

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