Annapaola Ferri

Secondo me ha fatto più che bene a rifiutare l’indecente proposta: peraltro la controparte si è dimostrata assai scorretta nel rilanciare una volta avuta la certezza della disponibilità del debitore a transigere.

Fatta questa premessa, l’appalto è il contratto con cui una parte (appaltatore) assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, l’obbligazione di compiere in favore di un’altra (committente o appaltante) un’opera o un servizio verso un corrispettivo in denaro.

A quanto lei riferisce, l’aggiudicazione della gara di appalto sembrerebbe condizionata all’obbligo, per l’aggiudicatario, di assumere il personale in servizio presso il precedente appaltatore. In questo caso nasce una responsabilità solidale fra appaltatore uscente e quello subentrante rispetto alle prestazioni ed alle obbligazioni riguardanti il personale trasferito.

In uno scenario simile, l’obbligo dell’attuale datore di lavoro verso ALER verrà assunto, in modo pressoché trasparente, dal nuovo appaltatore.

Se così non fosse, sarebbe necessaria una nuova procedura di pignoramento presso terzi, con la notifica del pignoramento al nuovo datore di lavoro e con un costo complessivo per il debitore, di 750 euro circa ogni biennio (spese di notifica, contributo unificato, compensi professionali per il legale del creditore procedente).

Mi sembra di capire, tuttavia, che lei non abbia una eccessiva libertà di manovra: rischia di sovraindebitarsi per evitare questo pignoramento, ma se le rate dei prestiti, che acquisirà allo scopo, non sono compatibili con la retribuzione che percepisce, si troverà ben presto invischiata in un’altra procedura esecutiva, peggiorando la sua situazione. Del resto la regola aurea, sotto questo profilo, è quella di non contrarre mai nuovi debiti per saldare i vecchi.

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