Ludmilla Karadzic

L’articolo 115 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS – Regio Decreto 773/1931), dispone, fra l’altro che il titolare della licenza di recupero stragiudiziale dei crediti (rilasciata, in pratica, dal Questore alla società di recupero crediti e valida per tutto il territorio nazionale) è, comunque, tenuto a comunicare preventivamente all’ufficio competente al rilascio della stessa l’elenco dei propri agenti, indicandone il rispettivo ambito territoriale, ed a tenere a disposizione degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza il registro delle operazioni. I suoi incaricati di recupero stragiudiziale dei crediti sono tenuti ad esibire copia della licenza ad ogni richiesta degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza ed a fornire alle persone con cui trattano compiuta informazione della propria qualità e dell’agenzia per la quale operano.

In sede di puntuale interpretazione della normativa vigente, la circolare diramata il 9 agosto 2012 dal Ministero dell’Interno e avente ad oggetto “Agenzie di recupero crediti per conto di terzi – Chiarimenti in ordine ai rappresentanti in licenza ed all’elenco degli operatori esattoriali” precisa, inoltre, che, una volta espletati con esito positivo gli accertamenti di rito per ogni singolo agente di recupero crediti indicato dal titolare della licenza (accertamenti finalizzati ad un’attenta e minuziosa verifica dei requisiti di onorabilità e professionalità di ciascuno), venga rilasciata una copia conforme ed aggiornata dell’elenco degli operatori esattoriali, che deve essere allegata alla licenza dell’agenzia di recupero crediti per conto della quale essi svolgono l’attività.

Chi svolge attività di recupero crediti stragiudiziale, cosiddetta domiciliare, deve sapere (e spesso le società di recupero crediti non istruiscono sufficientemente in tal senso gli operatori, dal momento che la responsabilità penale è personale) che non può recarsi presso la residenza del debitore, o presso il suo domicilio o ancora, presso il luogo di lavoro del debitore, senza aver concordato, preventivamente, l’incontro. Nè contattare amici, parenti, vicini, colleghi di lavoro del debitore nel rispetto del suo diritto alla privacy.

Violando queste regole elementari ed a fronte di un debitore consapevole dei propri diritti, il professionista del recupero crediti domiciliare che tenta di contattare il debitore (o suoi parenti, amici, condomini e colleghi di lavoro) senza preavviso, autorizzazione e consenso, rischia di dover declinare le proprie generalità alla forza pubblica fatta intervenire sul posto dal debitore, di dover esibire copia conforme della licenza di recupero stragiudiziale dei crediti rilasciata dalla Questura, aggiornata con il nominativo del professionista stesso, di essere coinvolto in un esposto presentato dal debitore all’Autorità di Pubblica Sicurezza.

Per conformità alle, e per rispetto delle, normative attualmente vigenti (lei avrà letto, forse, un articolo anteriore alle riforme del mercato del lavoro note come Fornero e Jobs Act, laddove nel settore del recupero crediti si abusava ampiamente del ricorso alle false partite IVA, personale subordinato con contratto a progetto) gli agenti di recupero stragiudiziale dei crediti presso il domicilio del debitore, possono collaborare con le aziende di comparto attraverso un rapporto a partita IVA che deve prevedere un mandato con rappresentanza e la segnalazione del nominativo dell’agente nell’elenco che deve essere periodicamente comunicare alla Questura.

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