Patrizio Oliva

Andrebbe valutata l’ipotesi di interrompere tout court, il rimborso del prestito: se tutto andasse male – qualora, cioè, la finanziaria non cedesse il credito, con la possibilità conseguente di raggiungere un accordo a saldo stralcio con la cessionaria (una società di recupero crediti) – a suo marito verrebbe pignorato il 20% dello stipendio netto, vale a dire 260 euro/mese. Un bel risparmio rispetto alla rata attuale, anche se gli anni di rimborso aumenteranno in ragione degli interessi di mora e delle spese legali che andranno a gravare sull’importo attuale del credito residuo. Ma, se il creditore non concede la ristrutturazione del debito ormai incompatibile con i redditi percepiti dal debitore e con le sue primarie esigenze familiari, c’è pochissimo altro da fare. In più, non avrete più i patemi d’animo per i ritardi di accredito dello stipendio: si tratterà di una questione riservata a creditore e datore di lavoro.

Per quanto riguarda il debito esattoriale di mille e duecento euro (quello per il quale agisce Agenzia delle Entrate Riscossione, ex Equitalia), assai esiguo, si può rimediare con una semplice istanza di rateazione.

In alternativa (ad esempio se suo marito si vergognasse a subire un pignoramento dello stipendio presso il datore di lavoro) si può tentare di percorrere la strada della legge 3/2012 (composizione delle crisi da sovraindebitamento) con la presentazione di un piano del consumatore (in pratica una ristrutturazione del debito imposta dal giudice, con rimodulazione della rata mensile in linea con le reali capacità di rimborso del debitore), ma i tempi si allungheranno e comunque sarà necessario farvi assistere (e pagare) un organismo di composizione.

Questo link consente di accedere al registro gestito dal Ministero della Giustizia dove è possibile reperire l’elenco degli organismi abilitati alla composizione della crisi da sovraindebitamento, nonché tutti i dati di contatto, per ottenere adeguata assistenza nella presentazione di un piano del consumatore presso il Tribunale territorialmente competente.

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