Simone di Saintjust

Mi sembra se ne fosse già discusso con la collega Ludmilla in questo topic da lei aperto.

Al primo contatto telefonico chiederà al suo interlocutore, con modi cortesi, le sue generalità, il nome della società di recupero crediti per la quale lavora e dove sono situati gli uffici da dove perviene la chiamata, facendo intendere, senza mai esplicitare la cosa, una certa propensione alla trattativa, anche attraverso un appuntamento presso la sede della cessionaria.

Sarebbe ideale registrare la telefonata con un cellulare, ad esempio, in modo da poter poi prendere nota dei dati da riportare nell’esposto e controbattere qualora il signore negasse di averla mai chiamata.

Poi, sempre nel corso della telefonata, riferirà all’addetto che non ha un soldo e che non intende, nè può pagare, ammonendolo a non richiamare, perchè in quel caso procederà con un dettagliato esposto all’Autorità di polizia e con una querela nel caso in cui l’avvocato che l’assiste ritenesse sussistere gli estremi di reato (tentativo di estorsione e stalking i più gettonati nelle fattispecie).

Alla seconda telefonata dovrà mettere in pratica la minaccia (almeno l’esposto), altrimenti la scambieranno per un quaquaraqua e non avrà più pace fino alla morte …

Analogo comportamento bisognerà tenere qualora si verificasse una visita domiciliare non concordata dell’addetto al recupero crediti: in quel caso potrebbe addirittura invocare l’intervento immediato delle forze di polizia e redigere l’esposto nell’occasione (mi raccomando, prima identificare sempre l’intruso e collezionarne i dati anagrafici).

Fine.

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