Giorgio Martini

Il debito relativo alle spese di mantenimento in carcere vanno in prescrizione solo se nessun atto viene notificato all’ex detenuto nei dieci anni successivi alla data di fine pena.

Ma, è importante capire, per evitare facili illusioni, che l’avviso contenente la pretesa di corrispondere le spese di mantenimento in carcere e la successiva cartella esattoriale potrebbero essere state correttamente notificate per giacenza presso gli uffici comunali preposti alla gestione dell’albo pretorio o presso l’ufficio postale, in occasione di temporanea irreperibilità del destinatario.

Come ci si comporta, allora, per verificare ed eccepire l’intervenuta prescrizione delle pretesa di credito? Se sono trascorsi almeno dieci anni dalla data di fine pena, alla prima notifica di un atto nelle mani del destinatario, alla prima misura cautelare (iscrizione di fermo amministrativo o ipoteca) oppure alla prima misura esecutiva subita (pignoramento dello stipendio, del conto corrente eccetera), ci si reca presso gli uffici del Ministero della Giustizia o del suo agente esattoriale (ad oggi Agenzia delle Entrate Riscossione) per controllare se nei dieci anni precedenti ci siano state altre notifiche correttamente perfezionate per compiuta giacenza e, come tali, interruttive dei termini di prescrizione.

Mi sembra anche l’occasione buona per ricordare che esiste la possibilità di remissione del debito: il beneficio consiste nell’esenzione dei condannati e degli internati dal pagamento delle spese, sia del procedimento sia del loro mantenimento in carcere.

L’applicazione del beneficio è possibile alla doppia condizione che i condannati e gli internati si trovino in disagiate condizioni economiche e che abbiano tenuto regolare condotta.

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