Stefano Iambrenghi

Quando il locatore redige un atto di intimazione di sfratto per morosità, (lettera di sfratto) lo stesso, unitamente all’atto di citazione, viene notificata all’inquilino per mezzo di un ufficiale giudiziario.

In tali ipotesi l’inquilino deve comparire all’udienza fissata dal giudice, eventualmente anche a mezzo del suo avvocato, e deve confermare lo stato di morosità, dandone una quantificazione precisa.

Presentandosi all’udienza, l’inquilino ha la possibilità di chiedere al giudice un “termine di grazia”, ossia un periodo di tempo entro il quale procedere al pagamento, mettendo fine allo stato di morosità.

In questi casi il termine concesso dal giudice generalmente arriva fino a 6 mesi, ma può essere superiore per determinate categorie di inquilini morosi: disabili, anziani con più di 65 anni, disoccupati e lavoratori in cassa integrazione.

Scaduto il termine suddetto, senza che sia stato pagato quanto previsto e stabiliti dal magistrato, nell’udienza successiva, già fissata dal Giudice, sarà inevitabilmente dichiarata la risoluzione del contratto e convalidato lo sfratto per morosità richiesto dal proprietario.

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