Ludmilla Karadzic

Non è nostra intenzione, né nostra abitudine, scherzare con i problemi dei lettori: se questa è l’impressione che abbiamo reso, ce ne scusiamo. E’ certo che non siamo stati in grado di recepire compiutamente lo svolgimento dei fatti esposti.

La questione è complicata, e, pertanto, anche sulla base della precedente negativa esperienza circa il tentativo, non riuscito, di interpretare i fatti, ci limiteremo a poche considerazioni, le uniche che riteniamo valide.

Primo: per ritenere chiusa una questione bisogna accertarsi che anche la controparte la ritenga chiusa. In pratica non si può incassare l’assegno segnalando ad ACEA telefonicamente il disguido, e ritenere esaurito il contenzioso solo perché nessuno si fa vivo, dimenticando il tutto. Purtroppo, è necessario, per poter successivamente far valere le proprie ragioni, segnalare i disguidi intervenuti con raccomandata AR, tramite lo strumento previsto dalla legge, che è il reclamo.

Secondo: non ha alcun senso decidere, unilateralmente, di inviare 100 euro al mese ai dati indicati dal recupero crediti fino a raggiungere il totale da restituire, che corrisponde all’importo della bolletta pazza originaria. Un credito, anche se pazzo, non si estingue in tal modo: quelli versati sono soldi che non hanno una precisa attribuzione e dei quali sarà difficile ottenere la restituzione.

Terzo: società di recupero crediti ed ACEA sono due soggetti distinti, per cui è impossibile invocare compensazioni fra quanto dovuto all’uno e quanto versato all’altro.

Quarto: ciò che ha deciso di versare alla società di recupero crediti fa parte di un’altra storia che nulla ha a che vedere con le pretese di ACEA. Se non ha effettuato reclamo scritto con raccomandata AR, ACEA potrà far valere la pretesa in sede giudiziale.

La ringraziamo per la fiducia accordataci, purtroppo mal riposta: nel contempo riteniamo chiusa la questione ad ogni ulteriore, eventuale approfondimento.

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