Annapaola Ferri

Probabilmente il datore di lavoro ha proposto a suo marito di presentare le dimissioni, con l’intesa di proseguire il rapporto di lavoro in nero, in modo da evitare il prelievo del 20% dal suo stipendio, da rigirare a Banca IFIS.

Si tratta, tuttavia, di un grosso rischio: infatti, con questa soluzione, pur potendo eludere momentaneamente il pagamento della quota di retribuzione destinata al creditore procedente, il debito resta e suo marito si troverebbe alla mercé del datore di lavoro che potrà interrompere il rapporto a suo piacimento oppure modificare unilateralmente le condizioni contrattuali della prestazione (orario di lavoro e importo in busta paga). Inoltre, suo marito non fruirebbe più dei contributi previdenziali a suo favore posti a carico del datore di lavoro e quest’ultimo, immagino, riserverebbe, esclusivamente a proprio vantaggio, le ritenute fiscali di legge che avrebbe dovuto versare come sostituto d’imposta.

Insomma, il consiglio non mi sembra affatto da seguire. Meglio stringere la cinghia, mantenere il posto di lavoro senza presentare le dimissioni e lasciare che 300 euro/mese vengano dirottati a Banca IFIS.

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