Giorgio Martini

L’articolo 545 del codice di procedura civile impone tassativamente che per crediti ordinari (quale è sicuramente quello maturato dal locatore per omesso o insufficiente corresponsione, da parte del conduttore, dei canoni di locazione contrattualmente pattuiti) non può essere prelevata una quota dello stipendio, al netto degli oneri fiscali e contributivi, superiore al 20%.

La norma, dunque, non limita il numero di pignoramenti azionati da più creditori sul medesimo stipendio, ma la percentuale prelevata mensilmente dalla retribuzione.

Per assurdo, potrei avere anche 20 creditori per crediti di natura ordinaria, procedenti per 20 pignoramenti concorrenti, purchè a ciascuno venga assegnata una quota dell’1%.

Ora, se al secondo creditore verrà assegnato un decimo della busta paga, evidentemente al primo è stato già assegnato un altro decimo, al massimo. Se così non è, cioè se la quota complessiva di prelievo è superiore al 20% ed i crediti azionati sono entrambi di natura ordinaria, non resta che presentare ricorso al giudice dell’esecuzione.

Tuttavia, tenga anche conto che il datore di lavoro, alla notifica del precetto e prima della decisione del giudice, è obbligato ad accantonare quanto viene richiesto nell’atto: in pratica il datore di lavoro non è tenuto, e non potrebbe, entrare nel merito della normativa fissata dall’articolo 545 del codice di procedura civile. E, quindi, può darsi anche che, successivamente, il giudice (una volta sentito il datore di lavoro che lo relaziona sui pignoramenti in corso) decreti l’incapienza della trattenuta mensile, riconducibile al secondo credito azionato, sulla retribuzione correntemente percepita dal debitore e liberi il terzo dall’obbligo di prelievo.

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