Tullio Solinas

Dall’esdebitazione fallimentare restano esclusi gli obblighi di mantenimento e alimentari e comunque le obbligazioni derivanti da rapporti estranei all’esercizio dell’impresa individuale, nonché i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito.

Restano salvi, invece, i diritti vantati dai creditori nei confronti di coobbligati e dei fideiussori del debitore fallito.

Il beneficio dell’esdebitazione (istituto introdotto dal decreto legislativo 5/2006) per il fallito persona fisica opera esclusivamente per i debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti.

Quindi se la Regione competente per la riscossione della tassa automobilistica e la banca presso cui ha intrattenuto il rapporto di conto corrente non si sono insinuate al passivo, il debito, rappresentato dall’omesso pagamento del bollo per i veicoli utilizzati dalla ditta fallita, nonché lo scoperto di conto corrente, persiste.

Il fallimento non comporta, per il fallito, nè la perdita della capacità giuridica, nè della capacità di agire e, quindi, in linea di principio, potrebbe anche esercitare, dopo il fallimento, una nuova impresa o altra attività di lavoro o professionale. Con beni strettamente personali o con beni altrui o, comunque, forniti da terzi, ove riesca ad ottenere credito, o anche senza beni, o soltanto col proprio lavoro personale, nel caso, ad esempio, di lavoro dipendente.

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