Gennaro Andele

Purtroppo, già con una legge (24 marzo 2012) era stato introdotto un sostanziale freno ai risarcimenti per i danni fisici (in merito a sinistri stradali) di lieve entità.

Il motivo dell’aggiornamento legislativo era quello di porre un “alt” al fiume di risarcimenti per lesioni fisiche di lieve entità non dimostrabili obiettivamente: dolori, sensi di capogiro e vertigini, nausea, spossatezza, i quali erano semplicemente lamentati dal danneggiato ma non riscontrabili da esami clinici.

Dunque, per evitare falsi incidenti e truffe assicurative si imposto un accertamento rigoroso rispetto alla singola patologia riferita dal paziente ma non visibile esteriormente.

A mettere il punto finale sulla vicenda ci ha pensato la Corte di Cassazione con una recente pronuncia.

Infatti, con la sentenza 1272/2018, gli Ermellini hanno deciso di dare continuità all’orientamento legislativo, chiarendo che vi alcune ipotesi in cui l’accertamento strumentale risulta l’unico che garantisce la prova rigorosa richiesta dalla legge: tra queste ultime rientra generalmente il colpo di frusta.

Di fronte a una simile patologia, infatti, non risulta possibile limitarsi a dichiararla accertata sulla base del dato puro e semplice, e in sostanza non verificabile, del dolore più o meno accentuato che il danneggiato riferisca.

Di conseguenza, posto sempre e in ogni caso il ruolo insostituibile della visita medico legale e dell’esperienza clinica dello specialista, per giungere a una conclusione conforme alla legge, l’accertamento clinico strumentale risulta essere lo strumento decisivo.

Dunque, niente da fare, ormai anche per dimostrare il danno subito dal colpo di frusta è necessario effettuare un accertamento clinico, come, appunto, una radiografia.

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