Ludmilla Karadzic

Brutto segno davvero quando comincia ad affiorare la stanchezza mentale, che spesso è anticamera della depressione. Un sintomo evidente del suo stato depressivo, seppur ancora latente (un depresso conclamato non cerca soluzione ai propri problemi, come invece, per fortuna, fa ancora lei) è la sopravvalutazione degli aspetti negativi della propria condizione.

Diecimila euro non sono tanti, ma anche se fossero centomila sarebbe lo stesso. Lo stato di nullatenenza in cui versa ha i suoi aspetti decisamente positivi che vanno valorizzati e la convivenza con suo padre, in questo temporaneo momento di difficoltà, non procurerà al genitore problemi che egli non possa sopportare (molto meno delle preoccupazioni di quando il figlio, da bambino, ha preso il morbillo).

Visto che nulla possiede, la sua attuale sostanziale situazione non potrà peggiorare: e questo è un grande vantaggio psicologico, che, comunque, aiuta.

Il debito contributivo e fiscale arrivasse anche ad un milione di euro: consideri che per come vanno le cose oggi, si tratta di estorsione legalizzata, finalizzata a rimpinguare la condizione di privilegio di una classe di parassiti, in cambio di nulla per chi i contributi e le tasse li paga.

Al massimo suo padre sarà coinvolto nella misura in cui dovrà assistere alle operazioni di routine di un ufficiale giudiziario che pignorerà qualcosa di valore che troverà, se la troverà, a casa sua. Esclusi i beni impignorabili, e la roba usata che non troverebbe compratori in una eventuale asta pubblica, si pignorano gioielli, quadri d’autore, orologi Rolex, impianti home video di valore, argenteria. E i beni che richiedono l’intervento di un vettore, per il loro trasporto, vengono lasciati in custodia al debitore.

Ma mai la coabitazione può comportare l’escussione coattiva dei beni e dei redditi di cui è titolare il convivente non debitore (pensione, beni immobiliari e/o veicoli), ad esclusione di quanto è rinvenibile nella casa comune, laddove vige il principio legale di presunzione di proprietà: tutto ciò che è presente nella casa in cui risiede il debitore, sottoposto ad azione esecutiva, si suppone essere di proprietà del debitore stesso.

Insomma, lei non se la passa poi così male: immagini solo l’ansia di chi possiede immobili, automobili e barche, casa arredata con tutti i comfort, le tecnologie ultime, opere d’arte in funzione di complementi d’arredo. Pensare che, a causa dei propri debiti, dovrà andare presto a vivere in affitto e gli resterà più nulla, deve essere davvero penoso …


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