Ornella De Bellis

Le regole di successione, con o senza testamento, corredate da esempi pratici, sono descritte (anche graficamente) in questo articolo, al quale si rimanda.

Come già riportato in numerosi interventi, un genitore non può può privilegiare un figlio, rispetto ad altri, attraverso donazioni effettuate in vita, né può escludere un figlio dal diritto di ottenere una quota di eredità: infatti, a tutela dell’interesse generale alla solidarietà familiare, il nostro ordinamento giuridico prevede che i più stretti congiunti del de cuius abbiano il diritto di ottenere, anche contro la volontà del defunto e in contrasto con gli atti di disposizioni testamentarie dallo stesso posti in essere, una quota di valore del patrimonio ereditario e dei beni donati in vita dal defunto stesso (diritto di legittima o di riserva).

La legge configura così una successione necessaria, in forza della quale le disposizione testamentaria del defunto lesive della quota di legittima, pur non essendo invalide, sono tuttavia soggette a riduzione, sono cioè suscettibili, su domanda del legittimario leso (azione di riduzione) di essere private della loro efficacia giuridica nella misura necessaria e sufficiente a reintegrare il diritto del legittimario.

In assenza di testamento il legittimario che si ritenesse leso nella quota di legittima può chiedere la collazione dei beni donati in vita dal de cuius in fase di divisione ereditaria.

La quota disponibile da parte del de cuius e, specularmente, la quota di riserva spettante al legittimario nella successione testamentaria vanno calcolate procedendo, anzitutto, alla formazione della massa di tutti i beni che appartenevano al defunto al tempo della sua morte (eredità relitta) e alla determinazione del loro valore con riferimento al momento dell’apertura della successione. Quindi detraendo dall’eredità relitta i debiti del defunto, da valutare con riferimento alla stessa data, in modo da ottenere l’attivo netto.

Successivamente si procede alla riunione fittizia, ad una riunione cioè meramente contabile, tra attivo netto e i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, dovendosi a tal fine stimare i beni immobili e mobili donati secondo il valore che avevano al tempo dell’apertura della successione e il denaro donato secondo il suo valore nominale.

A questo punto è possibile calcolare la quota disponibile e la quota indisponibile sulla massa risultante dalla somma tra il valore dell’eredità relitta al netto dei debiti del defunto (attivo netto) ed il valore del donatum.

L’eredità lasciata dal de cuius va poi ripartita fra i legittimari secondo le quote indicate qui, in caso di testamento e qui, in assenza di testamento.

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