Simonetta Folliero

Per la successiva trattazione, conviene riferirsi alla banca del disponente come banca D e a quelle del beneficiario, presso cui il debitore intrattiene un rapporto di conto corrente, come banca B.

E’ cruciale il momento in cui, dopo la notifica alla banca B dell’atto di pignoramento da parte del creditore procedente, viene effettivamente disposto il blocco delle operazioni (di accredito e di addebito) relative al conto corrente del debitore.

Esemplificando, possiamo asserire che la procedura di accredito di un bonifico avviene sostanzialmente in tre fasi, non necessariamente sincrone (a meno che le banche D e B coincidano):

  1. ordine di trasferimento di un importo da parte del disponente: appena conclusa la fase di scambio informativo fra le due banche D e B, il beneficiario rileva, ma solo contabilmente, l’accredito;
  2. completamento con esito positivo (buon fine) della fase di compensazione dell’importo trasferito fra la banche D e B;
  3. registrazione dell’importo trasferito come disponibile sul conto corrente del debitore e indisponibile su quello di chi ha effettuato il bonifico.

L’eventuale data di valuta per il beneficiario, indicata dal disponente, è inessenziale nel contesto di cui si discute, risolvendosi, praticamente, nella compensazione (oltre dell’importo accreditato) anche degli interessi eventualmente maturati dal beneficiario nel periodo intercorrente fra la data di valuta indicata dal disponente a quella in cui si perfeziona la fase 2.

Concludendo, solo se la fase 3 è stata portata a termine nel momento in cui la banca B dispone effettivamente il calcolo del saldo esistente sul conto corrente del debitore, quest’ultimo si vedrà pignorata la somma accreditata dal disponente. Insomma, il pignoramento del conto corrente avviene con l’azzeramento del saldo disponibile al correntista debitore sottoposto ad azione esecutiva.

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