Simone di Saintjust

Per quanto riguarda la prima domanda, l’articolo 22 della legge 797/1955 dispone che gli assegni familiari non possono essere sequestrati, pignorati o ceduti se non per causa di alimenti a favore di coloro per i quali gli assegni sono corrisposti.

Dunque, l’importo dello stipendio su cui verrà calcolata la quota di pignoramento è di 1500 euro, se questa è la retribuzione mensile al netto degli oneri fiscali e contributivi nonché degli assegni familiari ed al lordo di eventuali cessioni del quinto e/o prestiti delega.

Per le domande 2, 3 e 4 va detto che la società in nome collettivo è una società di persone ed il singolo socio risponde illimitatamente e solidalmente dei debiti acquisiti durante l’attività. Questo vuol dire che il creditore può, praticamente, scegliersi il socio da escutere per l’intero debito. Sarà poi, eventualmente, il socio esecutato a proporre rivalsa nei confronti dei membri della compagine per ottenere quanto pagato in più rispetto alla propria quota. Inoltre, giusto per sgombrare il campo da equivoci sempre incombenti, la chiusura della società, seppur comunicata nei modi e nei tempi di legge, non azzera il debito. In altre parole, la situazione, purtroppo, è molto meno complicata di quanto possa sembrare.

Per finire è bene comunque sapere che la quota di pignoramento esattoriale è del 10% (su stipendi fino a duemila e 500 euro) solo per debiti iscritti a ruolo di natura erariale, cioè per imposte e tasse dovute allo Stato. Per i contributi INPS evasi sale al 20% dello stipendio netto.

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