ISP - Indicatore della situazione patrimoniale

Analogamente a quanto accadeva nel sistema precedentemente in vigore, l'indicatore della situazione patrimoniale è determinato sommando, per ciascun componente del nucleo familiare, il valore del patrimonio immobiliare e del patrimonio mobiliare. Le innovazioni introdotte dalla riforma riguardano la valorizzazione degli immobili, il trattamento dell'abitazione principale, la considerazione del patrimonio estero, i riferimenti per la contabilizzazione dei depositi e conti correnti bancari e postali e la franchigia relativa al patrimonio mobiliare.

Gli immobili sono considerati in base al valore definito ai fini IMU (anziché ICI), al netto del mutuo residuo, quale definito al 31 dicembre dell'anno precedente a quello di presentazione della DSU. Il valore del patrimonio è quello determinato ai fini IMU anche in caso di esenzione dal pagamento dell'imposta.

Il valore dell'abitazione principale, calcolato al netto del mutuo, non rileva ai fini del patrimonio immobiliare se inferiore alla soglia di euro 52.500 (incrementata di euro 2.500 per ogni figlio convivente successivo al secondo). La parte eccedente tale valore viene considerata in misura pari a due terzi.

In riferimento alla abitazione principale va quindi evidenziato che, mentre nel regime previgente la franchigia risulta alternativa alla sottrazione del mutuo residuo, in base alla disciplina vigente da gennaio 2015, le due agevolazioni si possono cumulare.

In base alla nuova disciplina rileva il patrimonio immobiliare all'estero, del quale viene preso in considerazione il valore, al netto del mutuo residuo, definito ai fini dell'imposta sul valore degli immobili situati all'estero al 31 dicembre dell'anno precedente a quello di presentazione della DSU.

Riguardo il patrimonio mobiliare vengono confermate le componenti, già previste in passato, che concorrono alla formazione del patrimonio stesso e le modalità di contabilizzazione, con l'unica eccezione dei depositi e conti correnti bancari e postali per i quali va assunto il valore del saldo contabile attivo, al lordo degli interessi, al 31 dicembre dell'anno precedente a quello di presentazione della DSU, ovvero, se superiore, il valore della consistenza media annua riferita al medesimo anno.

Si assume invece il valore del saldo al 31 dicembre, anche se inferiore alla consistenza media, se si è avuto un incremento del patrimonio mobiliare o immobiliare superiore alla differenza tra la consistenza media annua ed il valore del saldo al 31 dicembre.

Il patrimonio mobiliare è costituito dalle seguenti componenti, anche detenute all'estero: depositi e conti correnti bancari e postali; titoli di Stato ed equiparati, obbligazioni, certificati di deposito e credito, buoni fruttiferi ed assimilati; azioni o quote di fondi d'investimento italiani o esteri; partecipazioni azionarie in società italiane ed estere quotate in mercati regolamentati; partecipazioni azionarie in società non quotate in mercati regolamentati e partecipazioni in società non azionarie; altri strumenti e rapporti finanziari nonché contratti di assicurazione a capitalizzazione o mista sulla vita e di capitalizzazione; il valore del patrimonio netto per le imprese individuali in contabilità ordinaria, ovvero il valore delle rimanenze finali e del costo dei beni ammortizzabili per le imprese individuali in contabilità semplificata.

Viene infine ridotta, rispetto alla normativa vigente in precedenza, la franchigia sul patrimonio mobiliare, che viene articolata in funzione del numero dei componenti il nucleo familiare (6000 euro aumentati di 2000 per ogni componente successivo al primo, fino ad un massimo di 10.000 euro). La predetta franchigia è incrementata di euro 1.000 per ogni figlio componente il nucleo familiare successivo al secondo.

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Stai leggendo ISP - Indicatore della situazione patrimoniale Autore Lilla De Angelis Articolo pubblicato il giorno 14 gennaio 2015 Ultima modifica effettuata il giorno 5 novembre 2018 Classificato nella categoria famiglia separazione divorzio lavoro pensioni isee » mini guide Inserito nella sezione lavoro, pensioni, famiglia separazione e divorzio, Isee.

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  • Sergio Cotturone 13 febbraio 2019 at 17:32

    Salve sono Sergio, unico in famiglia con ISEE di Euro 6.486,40.
    Ho un ISP pari a Euro 26.992,00 in base ad una detrazione del patrimonio immobiliare di Euro 79.632,00 – 52.640,00.
    La domanda che vi chiedo è la seguente:
    Rientro nel reddito di cittadinanza, considerando che ho un valore ISEE inferiore a Euro 9.360,00, dal 2001 non lavoro, non posseggo auto né moto e ho poco più di Euro 300,00 in banca?
    Il mio dubbio è che per accedere alla misura del reddito si cittadinanza, il valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non deve superiore a 30 mila euro, ma questo valore patrimoniale immobiliare èl’ISP?

    Grazie
    Sergio

    • Ornella De Bellis 13 febbraio 2019 at 18:01

      L’articolo 2, comma 1 lettera (b) numero (3) del decreto legge 4/2019 stabilisce che con riferimento a requisiti patrimoniali per l’accesso al reddito di cittadinanza, il nucleo familiare deve possedere un valore del patrimonio immobiliare, come definito a fini ISEE, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad una soglia di euro 30.000.

      Tenendo conto che, se superiore al saldo al 31 dicembre 2018, il patrimonio mobiliare va riferito alla consistenza media annua riferita al 31 dicembre 2018, e che l’ISR (Indicatore della Situazione Patrimoniale) comprende anche il patrimonio mobiliare del nucleo familiare, se non ci sono stati grossi prelievi dal conto corrente in corso d’anno, e se il patrimonio mobiliare è limitato al solo saldo al 31 dicembre 2018 o alla sola giacenza media annua del conto corrente, lei dovrebbe rientrarci.

      Ad ogni modo il valore del patrimonio immobiliare ai fini ISEE è normato dall’articolo 5 del DPCM 159/2013 che testualmente riporta Il patrimonio immobiliare e’ pari al valore dei fabbricati, delle aree fabbricabili e dei terreni, intestati a persone fisiche non esercenti attivita’ d’impresa, quale definito ai fini IMU al 31 dicembre dell’anno precedente a quello di presentazione della DSU, indipendentemente dal periodo di possesso nell’anno. Il valore e’ cosi’ determinato anche in caso di esenzione dal pagamento dell’imposta. Dal valore cosi’ determinato di ciascun fabbricato, area o terreno, si detrae, fino a concorrenza, l’ammontare dell’eventuale debito residuo alla data del 31 dicembre dell’anno precedente la presentazione della DSU per mutui contratti per l’acquisto dell’immobile o per la costruzione del fabbricato. Per i nuclei familiari residenti in abitazione di proprieta’, il valore della casa di abitazione, come sopra determinato, al netto del mutuo residuo, non rileva ai fini del calcolo del patrimonio immobiliare se inferiore alla soglia di 52.500 euro, incrementata di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo. Se superiore alle predette soglie, il valore rileva in misura pari a due terzi della parte eccedente.

  • Anonimo 13 febbraio 2019 at 10:55

    Potrebbe fare chiarezza su questo dubbio? Nel confrontare i dati in mio possesso dei redditi complessivi a me risultanti e indicati nella DSU e il calcolo dell’ISR fatto dall’INPS nell’attestazione ISEE rilasciata a gennaio 2019 ho riscontrato una differenza. Alla somma come lavoratore dipendente l’Ente aggiunge forse tutti i bonus percepiti durante l’anno 2017 (bonus infanzia, premio alla nascita,carta acquisti, contributo baby-sitting e assegni familiari autorizzati ed erogati dal datore di lavoro in busta paga. Queste cifre fanno cumulo con i redditi dichiarati con regolare 730? nell’ISR “attestato” la differenza di calcolo risulta essere, a mio avviso, di euro 3858, (considerando le detrazioni entro 3000 euro per lavoro dipendente non effettuate per avere il dato “redditi complessivi”) o di euro 858 (se non si deve sottrarre l’importo totale delle detrazioni e crediti d’imposta rilevato nel prospetto di liquidazione Modello 730-3 relativo all’assistenza fiscale dei redditi 2017). Ringrazio in anticipo specialmente in caso si risposta in tempi brevi.

    • Ornella De Bellis 13 febbraio 2019 at 11:46

      L’articolo 4 comma 2, lettera (f) del DPCM 159/2013 stabilisce che nell’Indicatore della Situazione Reddituale devono essere conteggiati anche tutti i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche.

  • Anna 4 agosto 2016 at 11:14

    Grazie, ma mi scusi se insisto, se invece volessi intraprendere la strada presso l’autorità giudiziaria, tralasciando quella dell’assistente sociale?

    • Annapaola Ferri 4 agosto 2016 at 11:47

      Deve affidarsi ad un avvocato, denunciare all’Autorità Giudiziaria che il padre naturale di sua figlia si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori e chiedere al Tribunale dei minorenni l’esclusione del genitore dall’esercizio della responsabilità genitoriale (decadenza della patri potestà) sul minore.

  • Anna 4 agosto 2016 at 10:16

    Sono madre di una ragazza maggiorenne iscritta all’università al primo anno.

    Non posso presentare l’isee per le tasse e tantomeno richiedere per mia figlia la borsa di studio in quanto il padre si rifiuta di fare il suo isee. Specifico che non siamo sposati e lui non ha mai fatto parte del nostro nucleo familiare. Nè ha mai provveduto a versare assegni per la figlia o interessarsi ad essa.

    So che bisogna presentare una certificazione di estraneità del padre naturale in termini di rapporti affettivi ed economici.

    La mia domanda è se voglio richiederla all’autorità giudiziaria a chi mi devo rivolgere e che documenti devo produrre per ottenerla?

    • Annapaola Ferri 4 agosto 2016 at 10:38

      Può rivolgersi, più semplicemente, ai servizi sociali del Comune in cui risiede, presentando istanza diretta ad accertare l’estraneita’ del padre naturale in termini di rapporti affettivi ed economici verso la figlia. Occorre, di solito, una apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, corredata dallo stato di famiglia.

      A seguito dell’istruttoria condotta dall’assistente sociale, anche con l’eventuale ausilio della polizia municipale, il dirigente del settore certificherà l’eventuale stato di estraneità in termini di rapporti affettivi ed economici fra padre e figlia. Il che consentirà l’esclusione dal nucleo familiare della figlia per il padre naturale non convivente, o divorziato e non soggetto all’obbligo di corresponsione di assegno per il mantenimento economico della figlia.

      E’ quanto prevede il DPCM 159/2013, articolo 7, per risolvere situazioni simili alla sua.

  • benedetti cinzia 6 maggio 2015 at 07:43

    salve a tutti ….
    siamo genitori ne’ conviventi ne’ coniugati… la bambina e’ nata il 4 gennaio di quest’anno. risulta residente con me, e il padre altra residente in altra provincia. Devo fare l isee

    • Annapaola Ferri 6 maggio 2015 at 11:51

      Il genitore non convivente nel nucleo familiare della figlia minorenne, e non coniugato con l’altro genitore – ai soli fini dell’ottenimento di prestazioni riservate ai figli minorenni (asilo nido, ad esempio) – si considera facente parte del nucleo familiare della figlia, a meno che non ricorrano altre condizioni (sia coniugato con persona diversa dalla madre del minore, abbia perso la patria potesta’, abbia figli in altre unioni).



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