Bonus 200 euro busta paga – Serve l’autocertificazione?


Per ottenere in busta paga il bonus 200 euro, i dipendenti devono presentare al datore di lavoro una dichiarazione sostitutiva di atto notorio





Circolano informazioni contrastanti sul fatto che serva o meno l’autocertificazione per ricevere il bonus da 200 euro in busta paga per quanto riguarda i lavoratori dipendenti.

Potete chiarire?

Lavoratrici e lavoratori per ottenere in busta paga l’indennità contro il caro prezzi devono presentare al datore di lavoro una dichiarazione preventiva sui requisiti da rispettare: l’autocertificazione è prevista dall’articolo 31 del Decreto Aiuti che regola l’accesso al bonus 200 euro per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti e subordina l’erogazione automatica in busta paga alla presentazione di un’autocertificazione utile a escludere che il beneficio si riceva in altre forme.

La norma, infatti, specifica: Tale indennità è riconosciuta in via automatica, previa dichiarazione del lavoratore di non essere titolare delle prestazioni di cui all’articolo 32, commi 1 e 18”

Come i pensionati e le pensionate, ma non solo, le lavoratrici e i lavoratori dipendenti rientrano nelle categorie che ricevono il pagamento senza necessità di presentare domanda e in tempi più brevi.

Questo passaggio, però, rende l’accesso ai benefici previsti semi automatico.

Sulla procedura da seguire, la norma non fornisce particolari istruzioni, né sono arrivate indicazioni ufficiali fino a questo momento.

E con l’approfondimento del 9 giugno 2022 la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro analizza una serie di criticità sull’impianto della misura e prova a sciogliere alcuni dubbi fornendo un modello dell’autocertificazione che i datori di lavoro possono adottare.

La norma prevede la necessità dell’autodichiarazione per escludere che i lavoratori e le lavoratrici abbiano già accesso ad altre formule dello stesso beneficio e in particolare all’indennità prevista per le persone titolari di trattamenti pensionistici, di pensione o assegno sociale, di pensione o assegno per invalidi civili, ciechi e sordomuti, trattamenti di accompagnamento alla pensione e per i nuclei beneficiari del reddito di cittadinanza.

L’indennità una tantum spetta ai lavoratori dipendenti una sola volta, anche nel caso in cui siano titolari di più rapporti di lavoro. È, pertanto, opportuno che i datori di lavoro si cautelino per evitare possibili plurimi riconoscimenti del bonus 200 euro che comporterebbero inevitabilmente recuperi in sede di controllo delle denunce mensili ai fini contributivi da parte dell’INPS.

Si legge nel testo dell’approfondimento.

E infatti il modulo riporta anche la dichiarazione di non avere diritto alla stessa indennità più volte e l’impegno a non dichiarare ad altri datori di lavoro di averne diritto.

Per completezza, poi, bisogna specificare che una delle condizioni di accesso ai benefici è anche quella di non essere titolari degli altri trattamenti previsti dall’articolo 32 e quindi destinati ad altre categorie.

Infine nel modello di autocertificazione proposto ai lavoratori e alle lavoratrici viene chiesto anche di indicare di essere stati beneficiari dell’esonero contributivo dello 0,8 per cento previsto dalla Legge di Bilancio 2022, requisito principale per l’accesso al bonus 200 euro che, stando all’analisi dei Consulenti del Lavoro, presenta numerose criticità.

Esempio emblematico è la disparità di trattamento tra due lavoratori con la qualifica di impiegato, e con la stessa retribuzione, ma, operanti in settori diversi, (uno nel commercio, l’altro nell’industria). In caso di malattia, infatti, per l’impiegato del commercio vi sarà l’intervento dell’INPS, con conseguente riduzione dell’imponibile previdenziale; per l’impiegato del settore industria, invece, essendo la malattia interamente a carico del datore di lavoro, l’indennità corrisposta sarà totalmente imponibile.

13 Giugno 2022 · Gennaro Andele


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