In quali casi si può ricorrere all'ACF

Vediamo in quali casi è possibile ricorrere all'Arbitro per le controversie finanziarie (ACF).

Possono essere sottoposte all'ACF controversie tra un investitore “retail” e un “intermediario”, come individuati dal Regolamento sull'ACF [articolo 2, comma 1, lettere g) e h)].

Sono investitori “retail” i risparmiatori - anche imprese, società o altri enti - che non possiedono particolari competenze, esperienze e conoscenze, invece possedute dagli investitori cosiddetti “qualificati” o “professionali” (ad esempio banche, compagnie di assicurazioni, governi nazionali, imprese di grandi dimensioni) che non possono rivolgersi all'ACF.

Sono “intermediari” i soggetti attraverso i quali i risparmiatori effettuano i propri investimenti finanziari.

Si tratta principalmente di banche, società di intermediazione mobiliare (sim) e soggetti che gestiscono fondi comuni di investimento (sgr, sicav e sicaf).

Possono essere chiamati di fronte all'ACF anche analoghi intermediari non italiani, purchè, se comunitari, con succursale in Italia e, se extracomunitari, siano stati autorizzati ad operare nel nostro Paese.

Tutti questi soggetti rispondono anche dell'attività svolta per loro conto da consulenti finanziari abilitati all'offerta fuori sede.

Vi sono poi anche altre categorie di intermediari nei cui confronti si può ricorrere presso l'ACF.

L'ACF decide su controversie che hanno ad oggetto la violazione da parte degli intermediari degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza che la normativa pone a loro carico quando prestano servizi di investimento e il servizio di gestione collettiva del risparmio.

I servizi di investimento sono quelle attività che gli intermediari offrono al fine di investire i risparmi in strumenti finanziari (ad esempio l'esecuzione di ordini attraverso cui si acquistano o vendono titoli).

Il servizio di gestione collettiva del risparmio è offerto da specifici soggetti (sgr, più raramente sicav o sicaf) appositamente autorizzati, che investono le somme raccolte da più clienti secondo una predeterminata politica di investimento. L'esempio tipico sono i fondi comuni di investimento mobiliare.

Infine, è necessario che:

  • sia stato, con riferimento agli stessi fatti, già presentato un reclamo all'intermediario, che ha risposto in maniera insoddisfacente oppure non ha risposto affatto nei 60 giorni successivi alla presentazione;
  • Ila somma richiesta all'intermediario non superi i 500.000 euro;

  • sugli stessi fatti oggetto di ricorso non siano in corso altre procedure di risoluzione extragiudiziale delle controversie.

Se il contrasto sorto tra cliente e intermediario non riguarda servizi o attività con finalità di investimento (ad es. negoziazione o collocamento di titoli, consulenza in materia di investimenti, gestione di patrimoni) ma la prestazione di operazioni e servizi bancari e finanziari (ad es. conti correnti, carte di credito o bancomat, prestiti personali o mutui immobiliari, segnalazioni alla Centrale dei Rischi) , il ricorso non deve essere indirizzato all'ACF ma all'Arbitro Bancario Finanziario, istituito dalla Banca d'Italia, in attuazione dell'articolo 128-bis del Testo unico bancario (TUB).

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