Condominio e solidarietà passiva

D'Altra parte, se così non fosse, il legislatore avrebbe dovuto esplicitamente prevedere la solidarietà passiva, cosa che invece non fa.

Anzi, a ben vedere la previsione normativa è estremamente limitata, avendo ad oggetto una sola situazione ben specifica.

Ed infatti si determina che i creditori non possono agire nei confronti degli obbligati in regola con i pagamenti se non dopo l'escussione degli altri condomini, e che l'amministratore è tenuto a comunicare ai creditori non ancora soddisfatti, che lo interpellino, i dati dei condomini morosi.

E' quindi chiaro che si fa riferimento al solo caso in cui il condominio abbia deliberato in merito alle spese e in cui non vi sia stato alcun imprevisto che abbia portato ad un aumento dei costi o comunque a maggiori pretese del creditore.

Ma cosa succede se invece tali aumenti e tali maggiori pretese vi siano?

Riguardo a queste situazioni, tutt'altro che infrequenti, il riferimento all'improcedibilità nei confronti dei condomini che hanno già pagato le quote condominiali è privo di senso.

Questo, perchè le pretese del creditore sono superiori a quanto deliberato in sede condominiale, e quindi anche il condomino "virtuoso" si trova in una situazione debitoria, che non è ancora stata formalizzata dalla riforma del condominio.

Emerge quindi con tutta chiarezza che il nuovo articolo 63 Disp. Att. C.C. non ha inteso introdurre il principio generale della solidarietà passiva dei condomini, ma ha semplicemente disciplinato una particolare caso. Ovvero, sancendo che in caso di escussione negativa nei confronti di singoli condomini morosi sia possibile agire anche nei confronti di quelli virtuosi, ma lasciando intatti i generali criteri di parziarietà nella esigibilità del credito vantato, enunciati dalla Corte di Cassazione.

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