Cosa è la regolazione extragiudiziale (o stragiudiziale) dei debiti

La regolazione extragiudiziale (o stragiudiziale) dei debiti consiste nella regolazione dei debiti rag­giunta senza l'intervento di un giudice. A tal fine è comunque necessario ottenere il consenso dei creditori.

Quando i debiti sono in scadenza e non possono venire pagati, i creditori hanno la possibilità di rivolgersi all'autorità giudiziaria per esigere i propri crediti. Prima però che si arrivi ad un pignoramento trascorre del tempo che - in ogni caso - i debitori dovreb­bero sfruttare per cercare di trovare insieme al creditore una soluzione extragiudiziale: da una dilazione sino ad un concordato extragiudiziale.

Solo a seguito di un'analisi approfondita della situazione concreta del cliente si può capire se sia o meno possibile raggiungere una regolazione extragiudiziale dei debiti e l‘effettiva utilità della stessa. Presupposto fondamentale per una soluzione durevole consiste nell‘essere fortemente decisi e motivati a liberarsi dalla spirale dei debiti. Chiariamo immediatamente l‘errore più diffuso e grave: “Fino alla terza diffida non succede niente.”

La verità è che il creditore può sempre azionare i debiti in scaden­za. Il creditore non necessita di diffidare il debitore, quando il termine di scadenza è stato fissato dalle parti con la stipulazione del contratto (come succede di solito) o se il termine di scadenza è legato ad una prestazione determinata (ad es. entro settimane dalla consegna). A volte è la legge a fissare il momento della scadenza. Se non è stato fissato il termine di scadenza, i creditori con una diffida possono mettere in scadenza in qualsiasi momento il debito. Di solito il pagamento o la controprestazione - volendo adempiere il contratto regolarmente - è in scadenza al più tardi all'arrivo della prima diffida. La diffida inoltre ha un‘altra caratteristica: interrompe il termine di prescrizione.

Anche i pagamenti a rate scadono al momento stabilito contrattualmente. Se non si adempie all'obbligo di pagamento anche di una sola rata il creditore può chie­dere l'immediata restituzione dell'intero (articolo 1819 del codice civile, scadenza). Per il debitore ciò significa che l'intero debito viene messo in scadenza e conseguentemente viene meno il piano finanziario stabilito. Normalmente nel contratto o alle condizioni generali dello stesso è previsto che, in caso di mancato rispetto del termine, si ap­plichino delle spese supplementari per il debitore. Soprattutto le società finanziarie fanno ricorso a queste particolari clausole contrattuali. Il che significa sostenere considerevoli costi aggiuntivi.

Come già accennato - al più tardi al momento del sorgere dei problemi di pagamen­to o di insolvenza - è necessario trattare con i creditori, anche se questi si sono già rivolti ad un avvocato o hanno intrapreso le vie giudiziali. Una trattativa ben fatta vale la pena, sebbene a volte manchi la motivazione e il coraggio.

Spesso i debitori si chiedono quale sia il senso delle udienze. Mi devo avvicinare al creditore quando lo stesso con il suo avvocato mi ha costretto ad andare in Tribunale? La risposta a questa domanda non può che essere „sì“. Per comprendere la situazio­ne l‘unico modo è mettersi nei panni dell‘altra parte che spesso non conosce la posi­zione concreta del debitore e se questo comprenda o meno la serietà della situazione. Cos‘altro dovrebbero fare i creditori se i debitori non pagano e non cercano neanche di contattarli? Possono soltanto diffidare, azionare e pignorare.

Il fine delle trattative è proprio la creazione di una nuova base di fiducia per limitare al più possibile i danni e trovare insieme una via d‘uscita a tale situazione negativa. Una lettera indirizzata al creditore redatta a regola d'arte o una trattativa personale e abile sicuramente risulta­no più efficaci che disperarsi mettendo la testa sotto la sabbia o cercare di ingannare i creditori in tutti i modi.

Il fine delle trattative con i creditori è quello di trovare nuovi accordi circa l‘estinzione dei debiti rimasti aperti. Le possibilità di accordo contemplano il semplice pagamento a rate ma anche una dilazione, la conversione dei debiti sino alla rinuncia parziale da parte del creditore. In ogni caso lo scopo delle trattative deve essere certo e chiaro, la possibilità di argomentare effettiva e la soluzione trovata realmente realizzabile. Non vanno presi in considerazione accordi che non si possono rispettare.

Per questo è importante che i debitori abbiano una visione chiara dell‘importo di cui disporre men­silmente per la regolazione dei propri debiti. Fondamentale è avere una visione chiara della propria situazione economica, il che è realizzabile grazie al libro contabile.

Le entrate e le uscite che risultano dal libro delle spese aiutano a valutare realisticamente i propri mezzi finanziari, pertanto vanno presi in considerazione i futuri sviluppi sia positivi che negativi (ad es. aumento di stipendio, perdita del posto di lavoro, riduzione dello stipendio per maternità). Un piano per la regolazione dei debiti, dunque, potrà essere elaborato solo dopo aver considerato tutti questi elementi.

E dato che si tratta di una regolazione complessiva della propria situazione debitoria si dovrà tener conto di tutti i creditori. Per questo, nell‘ambito di una trattativa, si deve cercare di ottenere l‘approvazione del piano da parte di tutti i creditori.

Consiglio: Cercate sempre il dialogo con i vostri creditori nel caso di difficolt finanziaria!

Attenzione: La concreta regolazione extragiudiziale dei debiti ed il suo corso si diversificano da caso a caso, ma il modello di base è sempre il seguente:

1° passo: inventariare (importo complessivo dei debiti, entrate, uscite…);
2° passo: sviluppare una strategia complessiva;
3° passo: trattative (formulare accordi sempre per iscritto);
4° passo: rispettare gli accordi, tenere aggiornati i creditori;
5° passo: in caso di sopravvenienza di nuovi problemi, trattare ulteriormente.

Di seguito vengono descritti gli strumenti utilizzabili nella costituzione di un piano di regolazione dei debiti.

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Commenti e domande dei lettori

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  • Antonino Corsaro 22 ottobre 2010 at 15:05

    Salve.
    Dopo più di un anno di contenzioso prtivato con Enel Energia S.p.A. per delle fatture da noi non pagate in quanto contestate relativamente all'addebito dei consumi (sempre stimati e mai corretti), siamo stati contattati dalla Ge.Ri. s.r.l., società recupero crediti iscritta all'UNIREC.
    A fronte di un debito vantato dall'ENEL di € 7.905,94 mi proponevano subito il saldo a stralcio di € 6.324,75 con un abbattimento del 20% della somma originaria.
    Dopo essermi consultato con l'avvocato e presagendo lungaggini e maggiori guai, decidevo di accettare la proposta. E qui cominciavano le stranezze: alla mia richiesta di un impegno formale a produrci idonea documentazione e il mandato della Enel Energia S.p.A con il quale erano stati conferiti poteri a GeRi di transigere la controversia e specialmente di rinunciare a parte del credito, si rifiutavano esplicitamente adducendo la motivazione che non erano tenuti a farlo e quasi biasimandomi per la mia poca fiducia in una società seria come la loro... Addirittura mi comunicavano che non mi avrebbero rilasciato alcuna liberatoria neanche dopo il pagamento!
    Dopo parecchie insistenze per telefono, e-mail e anche una raccomandata, mi inviavano lettera in cui mi comunicavano di avere il mandato di ENEL (sempre in fiducia) a recuperare l'intera somma ma non rispondevano più alle mie richieste di avere in ogni caso, prima di procedere al bonifico della somma concordata, un documento scritto in in cui manifestassero chiaramente l'intenzione di chiudere la pratica col versamento di una somma inferiore e l'espressa rinuncia da parte della società Enel Energia di procedere al recupero delle somma residua.
    L'ultimo loro contatto risale al 14 ottobre 2010 con l'invio del mandato ma non della proposta transattiva e da allora, nonostante altre mie tre e-mail di sollecito, nessuna ulteriore risposta.
    Il 29 ottobre avrei dovuto pagare la somma concordata. Ovviamente il comportamento di GeRi mi appare molto sospetto e mi fa dubitare del fatto che abbiano veramente un mandato a transigere ma sicuramente credo non abbiano alcuna autorizzazione di ENEL a concludere "a stralcio". Il fatto poi che alle mie continue richieste di una liberatoria abbiano sempre glissato mi pare gravissimo.
    Come devo comportarmi?
    Grazie in anticipo.
    Antonino

    • cocco bill 22 ottobre 2010 at 16:34

      Salve, sig. Antonino. La sua domanda va inserita nella sezione "debiti e sovraindebitamento" del nostro forum.

      La registrazione al forum è da noi gradita, ma non è ovviamente necessaria per poter ottenere risposta.

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