Lavoro nero ed irregolare: ecco come difendersi. La guida completa

1. Lavoro in nero ed irregolare: la grande piaga del nostro Paese » Tutti i diritti e le tutele che il cittadino ha a disposizione per potersi difendere
2. Le differenze tra lavoro in nero irregolare e in elusione
3. Come deve tutelarsi il cittadino nelle situazioni di lavoro non regolare
4. La busta paga spiegata al cittadino nel dettaglio: un altro modo per contrastare datori di lavoro disonesti

Lavoro in nero ed irregolare: la grande piaga del nostro Paese » Tutti i diritti e le tutele che il cittadino ha a disposizione per potersi difendere

La guida completa sul lavoro in nero, irregolare e parzialmente irregolare: scopriamo le particolarità di questa pratica molto diffusa nel nostro paese, portando il cittadino ad imparare a difendersi, grazie alla conoscenza dei suoi principali diritti in questo ambito.

Il lavoro sommerso, nel gergo quotidiano in nero o irregolare, nella sua definizione più semplicistica è inteso come qualsivoglia lavoro svolto senza rispetto delle leggi di tutela del lavoratore.

Già dagli innumerevoli sinonimi utilizzati si capisce come questo fenomeno sia diffuso nel nostro Paese e come negli anni abbia fondato radici sempre più solide nella nostra economia.

Esistono però settori lavorativi più colpiti di altri, zone geografiche in cui questo fenomeno è maggiormente sviluppato, classi di lavoratori che più di altre sono soggette al lavoro irregolare.

Comunque, il lavoro nero o irregolare si presenta sotto svariate forme e con molte sfaccettature.

A titolo di esempio si passa da situazioni di totale irregolarità e conseguente evasione contributiva e fiscale, a casi in cui il rapporto è solo in parte regolarizzato, oppure viene formalizzato con tipologie contrattuali diverse dalle effettive modalità con le quali si svolge.

Insieme alla violazione dei diritti contrattuali, il lavoro nero porta con sé anche l’annullamento di altri diritti, quali la mancanza di copertura economica da parte degli enti assicurativi e previdenziali in caso di infortunio, malattia, maternità, disoccupazione fino ad arrivare al danno pensionistico che si patirà in futuro.

Con la pubblicazione di questo articolo, dunque, vogliamo innanzitutto chiarire cosa si intende per lavoro in nero, quali sono i suoi aspetti più peculiari e, soprattutto, istruire il cittadino/lavoratore sui suoi diritti e tutele.

Le differenze tra lavoro in nero irregolare e in elusione

Cerchiamo di chiarire il primo aspetto fondamentale della questione: ecco quando un lavoratore è in nero, è irregolare o parzialmente irregolare.

La prima domanda sorge spontanea: quando un lavoratore è in nero?

Sei un lavoratore in nero quando svolgi una qualsiasi prestazione lavorativa, in qualunque ambito (a meno che non sia un'azienda familiare, di volontariato o in stage) e sei privo di un contratto di lavoro (o di un contratto per fornire un servizio, per esempio se hai una "partita IVA").

Non hai quindi una busta paga (o non fornisci fattura), vieni pagato in contanti e per le autorità risulti disoccupato.

Il lavoratore extra comunitario senza permesso di soggiorno è un caso tipico di lavoro a nero, proprio perché, fino a che la legge rimane quella attuale, non è possibile - anche volendo - assumerlo.

Quando, invece, un lavoro è irregolare?

Vi possono essere varie forme di lavoro irregolare. Escludendo le attività illegali (perché criminali o perché, per essere esercitate, hanno bisogno di particolari autorizzazioni, come la professione medica per esempio) vi sono varie forme di lavoro irregolare, in cui puoi ritrovarti coinvolto.

Vi è il cosiddetto "lavoro grigio", cioè un lavoro che formalmente è regolare, ma che contiene in sé elementi di irregolarità: un orario di lavoro diverso (spesso ti fanno lavorare più ore di quanto consentito per legge); una parte del pagamento avviene "fuori busta" (cioè percepisci un salario diverso da quello contrattuale, in più o, spesso, anche in meno); si è inquadrati in un modo (per esempio operaio generico o facchino) diverso dalle mansioni che effettivamente svolgi (sei in realtà un operaio specializzato o lavori alla reception di un albergo).

Inoltre, quando un lavoro è parzialmente irregolare?

Un lavoro può dirsi parzialmente irregolare se , per esempio, durante la prestazione non si rispettano alcune norme relative ai versamenti previdenziali o assicurativi, o ancora non si rispettano i diritti sindacali, in particolare quanto prevede il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl), in materia di quantità massima di lavoro straordinario, ferie, riposi e malattie. O ancora in relazione a trattamenti particolari relativi ai rimborsi spese, alle indennità, ai tempi di spostamento (se è un lavoro che svolgi in giro per la città, per esempio).

Infine, che cosa è un lavoro in "elusione"?

Il lavoro in elusione è un "nuovo tipo" di lavoro irregolare, legato alla nascita dei contratti c.d. atipici. Gli imprenditori fanno uso spesso di contratti non conformi al lavoro subordinato che consentono di evitare obblighi e spese (ferie, contributi, tredicesima, ecc.).

La più comune di queste è l'assunzione come lavoratore autonomo, anche se hai orari ed incarichi ben definiti dal datore di lavoro.

Cioè sei un lavoratore subordinato - ma non lo sai - perché, per definizione, il lavoratore autonomo non ha vincoli al di là della scadenza entro la quale deve terminare la sua prestazione.

Al lavoratore autonomo viene detratta dallo stipendio la ritenuta d'acconto, oppure è costretto ad aprire la partita IVA ed a pagarla di tasca sua come un libero professionista.

Questo espediente è utilizzato soprattutto nelle "nuove professioni", quelle meno regolamentate, particolarmente nei servizi, per lo più da piccole aziende. Altre forme comuni di lavoro mascherato si hanno nelle cooperative che, oltre ad un numero fisso di soci, usano come "tappa buchi" un numero variabile di persone.

Verificare se lavori in nero oppure no, è facilissimo, visto che anche nelle cooperative è previsto un prospetto paga oltre ai soldi dello stipendio. Un altro esempio classico di contratto in "elusione" è quando si è assunti in co.co.pro (contratto di collaborazione a progetto) per svolgere un lavoro tipicamente inserito nel ciclo produttivo, con orari fissati, senza alcuna autonomia e sottoposti agli ordini dal superiore. Si tratta infatti di un lavoro subordinato maschera- to, che permette al datore di "fissare il compenso" e soprattutto di versare meno contributi previdenziali. Il lavoratore atipico ha inoltre minori diritti e non è coperto dal Contratto Collettivo Nazionale di lavoro.

Altro esempio tipico di lavoro in elusione è il falso associato in partecipazione o il falso part-time.

Infine ci sono gli "extra" del turismo, che in teoria sono chiamati giornalmente per esigenze straordinarie. Mentre sono moltissimi gli "extra" che lavorano ogni giorno per 365 giorni l'anno.



Come deve tutelarsi il cittadino nelle situazioni di lavoro non regolare

Spesso capita di essere imbrogliati e derubati perché non si è a conoscenza dei propri diritti sul lavoro: le leggi sono complicate, ma non ammettono ignoranza, come dire che seppure avevi ragione, ma non lo sapevi, sono problemi tuoi.

Cosa è possibile fare in questi casi?

Si può sempre fare una causa di lavoro, assistiti dal sindacato, benché i tempi siano lunghi. Ma per chiarire bene le cose conviene cominciare dal principio.

Salvo rare eccezioni si può dire che l'assunzione deve sempre essere comunicata all'INPS e all'INAIL (e ai centri per l'impiego, l'ex collocamento) entro 5 giorni dall'inizio del lavoro (in Edilizia la comunicazione va fatta invece il giorno prima).

Ma - ricorda - un'assunzione illegale è valida comunque e produce tutti i suoi effetti, come ad esempio l'anzianità di lavoro al fine del calcolo della retribuzione.

Se si lavora in una azienda senza contratto, per la legge, è il padrone ad essere illegale, mentre il lavoratore ha gli stessi diritti degli altri lavoratori assunti regolarmente, dalle ferie al pagamento durante la malattia, alla tutela in caso di licenziamento, ecc.

Anche se il contratto non è stato scritto nero su bianco, esiste e ha la stessa validità giuridica. Il datore invece commette una serie di illeciti che vanno oltre la semplice elusione delle norme sull'assunzione: evasione fiscale e dei contributi sociali per iniziare, fino, spesso, al non rispetto delle norme sulla sicurezza e sulla prevenzione degli infortuni.

Cosa posso fare per avere quello che mi spetta?

È evidente che fra l'avere un diritto sulla carta ed il suo rispetto c'è una bella differenza, visto che sono i datori ad avere il coltello dalla parte del manico. Se si chiede il rispetto dei propri diritti, il rischio di trovarsi licenziati, con molte probabilità, è alto. Non sarà difficile sostituire questo lavoratore "visto che fuori c'è tanta gente che aspetta". Forse sarebbe meglio star zitti e subire?

Certamente questo è il consiglio del datore! Non il nostro, non quello del sindacato e dei lavoratori organizzati.

Ma allora che fare?

L'ipotesi migliore è quella di convincere il padrone che licenziarti gli costerà di più che metterti in regola, magari con l'aiuto - se c'è - del delegato sindacale presente in azienda, e comunque con l'aiuto di un sindacalista presente in città (in ogni città c'è una Camera del Lavoro della Cgil che potrà aiutarti).

Puoi chiedere di essere messo in regola, sapendo benissimo che ti licenzierà subito, per poi ricorrere al sindacato e al giudice per farti reintegrare nel posto di lavoro o, come accade di solito, per ricavare un risarcimento più alto possibile.

Il risultato che puoi ottenere dipende anche dal numero di dipendenti che ha la ditta, perché una delle leggi più importanti in materia, lo Statuto dei lavoratori, si applica solo alle imprese con più di 15 dipendenti.

Che cosa è il tentativo di conciliazione?

Prima di ricorrere al giudice del lavoro si può tentare la conciliazione, con o senza l'intervento dell'avvocato, presso un'apposita commissione, presente presso la Direzione Provinciale del Lavoro. O ancora presso una sede detta di "conciliazione sindacale", una sede cioè costituita per disposizione dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (Ccnl), proprio al fine di ridurre il contenzioso giuridico.

La conciliazione conviene quasi sempre perché i tempi sono più rapidi, altrimenti si deve ricorrere al giudice. Ovviamente spesso capita che il datore di lavoro rifiuti di presentarsi, dopo essere stato convocato dal sindacato, o proponga cifre irrisorie per chiudere il procedimento. In questo ultimo caso sta a te decidere, in base alla proposta di mediazione fatta dal datore e in base a tutte le tue personali valutazioni (consigliati comunque sempre con il sindacalista che ti sta aiutando. Ha molta più esperienza di te in materia!).

Esiste inoltre una nuova fattispecie di conciliazione: detta monocratica, introdotta dalla riforma dei servizi ispettivi del 2004.

Come posso far causa?

Il rapporto che, con i tuoi compagni, riesci ad avere con il datore è importante, ma ci sono dei casi in cui è indispensabile difendersi, come quando si è ingiustamente licenziati.

È importante rivolgersi in questi casi al sindacato di categoria che esperirà tutte le azioni necessarie per tutelare i tuoi diritti. Se fosse necessario, il sindacato si avvarrà dei suoi avvocati. Puoi anche sceglierlo tu l'avvocato, ma il rischio è che te ne possa capitare uno incompetente o disonesto.

Al sindacato invece ti chiedono l'iscrizione ed una quota fra il 7 ed il 10% di quello che otterrai in caso di vittoria. Questi soldi vanno al sindacato, non all'avvocato che ti ha difeso, che viene pagato dalla parte che perde.

Cosa devo fare per prepararmi ad un'eventuale causa?

Se stai lavorando "in nero" e vuoi essere previdente, ci sono alcune accortezze e suggerimenti che puoi seguire:

  1. segnati tutte le ore di lavoro che fai, straordinari compresi;
  2. cerca di fare copie di tutti i fogli degli orari, delle firme giornaliere, del piano delle ferie, ecc., che provano la tua presenza continua sul posto di lavoro;
  3. segna le somme che ricevi come compenso; se ti pagano con assegni trascrivi il numero, o meglio ancora - se puoi - fai una fotocopia di tutto;
  4. quando discuti con il padrone cerca di essere sempre in compagnia di un collega in modo tale da avere un testimone;
  5. prendi gli indirizzi dei colleghi in modo da poterli rintracciare senza passare per l'azienda, anche nel caso in cui se ne siano andati;
  6. se fai colazione al bar di fronte a dove lavori o comunque se ti intrattiene spesso con persone che lavorano vicino al tuo luogo di lavoro (tutte persone - il barista e i vicini - che possono confermare che entri ed esci dall'azienda) annota anche i loro nomi ed indirizzi, possono essere altri utili testimoni;
  7. cerca di fare la causa insieme ad altri colleghi: una denuncia collettiva ha sicuramente un peso maggiore.

Tutto questo ti servirà per farti fare i "conteggi" esatti (cioè sapere quanto il datore ti deve) e ovviamente per vincere la causa.

Come si svolge la causa?

Fallita la conciliazione (perché il datore non si è presentato o perché si è rifiutata la mediazione) l'avvocato deve presentare un ricorso al giudice del lavoro che contiene una dettagliata esposizione dei fatti, elenca le prove ed i testimoni a tuo favore (ricorda che in seguito non sarà possibile aggiungere altro).

Seguono le udienze al termine delle quali, il giudice, sentite le parti in causa, emette la sentenza. Il codice di Procedura prevede una durata del processo di appena due mesi, ma la durata media, spesso supera l'anno e mezzo/ due anni.

Se vinci puoi chiedere di essere pagato subito, anche se il datore di lavoro fa appello. E se non è disposto a pagare, i suoi beni possono essere pignorati. Per il processo sono importantissime le prove che puoi portare, quindi è il caso che tu ne raccolga il più possibile.

La busta paga spiegata al cittadino nel dettaglio: un altro modo per contrastare datori di lavoro disonesti

Se riceviamo tutti i mesi la busta paga non vuol dire che il datore non stia facendo il furbo: cerchiamo di capire, allora, le varie voci che compongono la busta paga, per accertarci che stiamo prendendo lo stipendio che ci spetta.

All'interno del documento, che ogni mese il datore ti deve consegnare, compaiono mensilmente gli elementi che corrispondono agli obblighi che il datore deve assolvere e che sono:

La retribuzione, ovvero quanto il lavoratore percepisce ogni mese. Essa è costituita da una parte fissa ed una variabile. Il fisso dello stipendio è costituito dalla paga base o minimo tabellare o minimo contrattuale.
E' in sostanza il livello minimo di trattamento economico stabilito per ogni categoria dai Contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl). A queste voci si aggiunge inoltre il superminimo, quota di retribuzione che viene versata al lavoratore in aggiunta alla paga base e alla contingenza.

La parte variabile è formata invece da elementi che variano nei diversi mesi dell'anno, come gli importi dovuti a straordinari, ad assegni familiari e alle indennità, calcolate in genere come percentuale rispetto al minimo tabellare o in misura fissa.

Della parte variabile fanno parte anche la tredicesima e talvolta la quattordicesima mensilità. La maggiorazione economica dovuta per ogni ora di straordinario, così come le diverse indennità sono riportate nel Ccnl applicato al settore in cui lavori. Ricordati che vanno pagate inoltre anche le ferie non godute.

Per quanto riguarda l'importo da versare allo Stato per il pagamento dell'Irpef, tale somma viene calcolata attraverso l'applicazione di una serie di scaglioni di reddito e le relative percentuali di tassazione (aliquote) sull'importo composto dalla retribuzione lorda, detratte le ritenute previdenziali e gli assegni familiari.

Altro elemento della busta paga è quello relativo alle trattenute ai fini della pensione.

Per i lavoratori di aziende private, per gli artigiani, i commercianti, l'ente che si occupa in materia di pensioni è l'Inps, a cui il datore di lavoro deve versare mensilmente una quota, trattenuta dalla busta paga, per ogni persona alle sue dipendenze. I contributi sono versati in percentuale fissa su quanto percepito dal lavoratore.

Pertanto, se vieni pagato meno di quanto ti spetta, vuol dire che il tuo datore sta versando anche contributi previdenziali minori.

Un altro ente cui si versano i contributi è l'Inail, la cui quota, a carico del datore di lavoro, viene calcolata sulla base dell'effettiva pericolosità e rischio della mansione ricoperta. L'Inail ha per propria missione la tutela e l'assistenza anti infortunistica del lavoratore. E' quindi molto importante.

24 settembre 2015 · Gennaro Andele

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Stai leggendo Lavoro nero ed irregolare: ecco come difendersi. La guida completa Autore Gennaro Andele Articolo pubblicato il giorno 24 settembre 2015 Ultima modifica effettuata il giorno 4 marzo 2017 Classificato nella categoria evasione ed elusione fiscale e contributiva - reati tributari ed abuso del diritto Inserito nella sezione lavoro, pensioni, famiglia separazione e divorzio, Isee del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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