L'INIBIZIONE DEGLI ACCERTAMENTI PRESUNTIVI, LE INNOVAZIONI GARANTISTE E DI PERSONALIZZAZIONE

Nell'evoluzione degli studi di settore il legislatore recente ha dato un profondo impulso garantista e di coerenza motivazionale nell'utilizzo strumentale nell'accertamento.

L'articolo unico della legge finanziaria per il 2007 ha introdotto, con il comma 17, la limitazione ad effettuare accertamenti presuntivi nei confronti dei soggetti congrui agli studi di settore (articolo 10, comma 4 bis della legge 146/1998).

La norma prevede che nei confronti dei contribuenti che risultino "congrui" alle risultanze degli studi di settore, tenendo conto dei valori di coerenza risultanti da specifici indicatori di normalità economica di cui al comma 14 della legge 296 del 2006 e all'articolo 10-bis, comma 2 della legge numero 146 del 1998, l'Agenzia delle Entrate possa operare l'accertamento di tipo presuntivo previsto dall'articolo 39, primo comma, lettera d) del DPR numero 600 del 1973 e all'articolo 54, secondo comma del DPR 633 del 1972, o meglio, come evidenziato espressamente dalla norma, non possa operare le rettifiche qualora:

  • l'ammontare delle attività non dichiarate, derivanti dalla ricostruzione di tipo presuntivo, sia superiore al 40% dell'ammontare dei ricavi/compensi dichiarati;
  • l'ammontare delle attività non dichiarate, derivante dalla ricostruzione presuntiva superi, in valore assoluto, 50.000 euro.

La previsione dei 50.000 euro e del 40 per cento dei ricavi o compensi dichiarati non costituisce in alcun modo una franchigia.

Inoltre, emerge la novità inerente il superamento del principio della congruità: per poter soddisfare le attese dell'Amministrazione finanziaria non è più sufficiente dichiarare ricavi congrui, occorre che la posizione del soggetto sia anche coerente con gli indicatori specifici di normalità economica, almeno fino a quando non sarà completata l'elaborazione e la revisione degli studi di settore.

Tale disposizione trova applicazione con riferimento agli accertamenti riguardanti i periodi d'imposta in corso al 31 dicembre 2006 e successivi.

L'articolo 10, comma 3-bis, della Legge numero 146/1998, inserito dalla Legge Finanziaria 2005, ha previsto che l'Ufficio, prima di procedere alla notifica dell'avviso di accertamento da studi di settore, debba invitare il contribuente a comparire presso i propri uffici. L'invito conterrà gli elementi rilevanti ai fini dell'accertamento, allo scopo di pervenire alla definizione ai sensi dell'articolo 5 del D.Lgs numero 218/1997.

Il contribuente avrà dunque sempre la possibilità di provare l'illegittima applicazione degli studi di settore nel caso concreto attraverso la produzione di elementi relativi alla specifica attività svolta [La centralità del contraddittorio è ribadita nelle Circolari 31/E del 22/05/07 e 5/E del 23/01/08].

Va ricordato che l'articolo 10-ter, comma 1, dispone che in caso di adesione ai contenuti degli inviti, "gli ulteriori accertamenti basati sulle presunzioni semplici… non possono essere effettuati qualora l'ammontare delle attività non dichiarate, con un massimo di 50.000 euro, sia pari o inferiore al 40% dei ricavi o compensi definiti…[Gli interventi garantisti devono essere integrati con le situazioni di marginalità economica (la più rilevante è rappresentata dalla modesta entità del giro d'affari) individuate dalla prassi (Circolare 38/E del 12/06/07)].

Articolo a cura della dell'Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale Liguria in collaborazione con l'Ordine degli avvocati di Genova

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19 giugno 2010 · Giorgio Valli

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