A cosa servono gli studi di settore

Gli studi di settore hanno, ormai, una storia quasi ventennale, essendo stata, la loro disciplina, introdotta nel nostro ordinamento con l'articolo 62-bis del decreto legge 30 agosto 1993. numero 331, convertito, con modificazioni, nella legge 29 ottobre 1993, numero 427.

Nel corso degli anni agli studi di settore sono state apportate numerose modifiche strutturali e di indirizzo in relazione alle finalità da perseguire. Gli studi di settore introducono nel rapporto tra Fisco e contribuenti elementi di certezza, di trasparenza e di perequazione del prelievo.

In origine gli studi di settore erano stati concepiti con un'ottica di accertamento nei confronti delle piccole imprese e dei professionisti e la determinazione dei ricavi o compensi presumibilmente realizzati era l'obiettivo strumentale. Nel corso degli anni, l'Amministrazione finanziaria si è resa conto che la capacità di produrre ricavi o conseguire compensi, anche all'interno di attività identiche, può cambiare notevolmente al variare degli elementi strutturali, del mercato di riferimento o della localizzazione territoriale.

Oggi gli studi di settore sono utili in relazione a tre differenti soggetti micro e macro economici:

  • all'imprenditore o al professionista per gestire e tenere sotto controllo la propria attività;
  • al Fisco per individuare le situazioni anomale ai fini fiscali;
  • al Sistema-Paese per disporre di un efficace strumento per monitorare le attività presenti sul territorio, distintamente per settori e localizzazione e da utilizzare nelle scelte di programmazione economica da parte degli organi di governo.

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