La tutela dell'utilizzatore del contratto di leasing - i vizi del bene concesso in locazione finanziaria che lo rendono inidoneo all'uso

Tra il contratto di leasing finanziario, concluso tra concedente ed utilizzatore, e quello di fornitura, concluso tra concedente e fornitore allo scopo di soddisfare l'interesse dell'utilizzatore ad acquisire la disponibilità del bene, si verifica un'ipotesi di collegamento negoziale; grazie ad esso l'utilizzatore è legittimato a far valere la pretesa all'adempimento del contratto di fornitura, oltre che al risarcimento del danno conseguentemente sofferto.

Invece, in mancanza di un'espressa previsione normativa al riguardo, l'utilizzatore può esercitare l'azione di risoluzione (o di riduzione del prezzo) del contratto di vendita tra il fornitore ed il concedente (cui esso è estraneo) solamente in presenza di una specifica clausola contrattuale con la quale gli venga dal concedente trasferita la propria posizione sostanziale.

In tema di vizi del bene concesso in locazione finanziaria che lo rendano inidoneo all'uso, occorre distinguere l'ipotesi in cui gli stessi siano emersi prima della consegna (rifiutata dall'utilizzatore) da quella in cui siano emersi successivamente alla stessa perché nascosti o taciuti in mala fede dal fornitore. Il primo caso va assimilato a quello della mancata consegna, con la conseguenza che il concedente, in forza del principio di buona fede, una volta informato della rifiutata consegna, ha il dovere di sospendere il pagamento del prezzo in favore del fornitore e, ricorrendone i presupposti, di agire verso quest'ultimo per la risoluzione del contratto di fornitura o per la riduzione del prezzo.

Nel secondo caso, l'utilizzatore ha la possibilità di esperire azione diretta verso il fornitore per l'eliminazione dei vizi o la sostituzione del bene, mentre il concedente, una volta informato, ha i medesimi doveri di cui al precedente caso. In ogni ipotesi, l'utilizzatore può agire contro il fornitore per il risarcimento dei danni, compresa la restituzione della somma corrispondente ai canoni già eventualmente pagati al concedente.

Le considerazioni fin qui riportate sono quelle che emergono dalla lettura della sentenza della Corte di cassazione a sezioni unite 19785/15.

8 ottobre 2015 · Marzia Ciunfrini

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