Conto corrente » Come scegliere il più conveniente

Conti correnti: i costi medi per la gestione sono diminuiti per il terzo anno consecutivo, raggiungendo quota 105,7 euro. Ma non tutti i conti sono uguali. Come scegliere il più conveniente?

Conti online più convenevoli: mediamente un correntista che non usa mai Internet spende più di 120 euro l'anno per portare avanti una normale operatività, per chi abbina Internet allo sportello, invece, i costi si riducono a 82 euro, e si azzerano per chi opera con un conto esclusivamente online. Negli ultimi anni la tendenza è stata quella di ridurre gradualmente le spese.

L'ultima indagine ufficiale della Banca d'Italia sul 2012 evidenzia come i costi medi per la gestione di un conto corrente siano diminuiti per il terzo anno consecutivo, attestandosi a 105,7 euro.

Ancora molto alti, ma si tratta di 4 euro in meno rispetto al 2010 e di e 8 sul 2009.

Secondo Palazzo Koch, la riduzione delle spese fisse e di alcune variabili, congiunta all'incremento del numero di operazioni, ha comportato un calo del costo medio per operazione nel 2011 pari al 18%, da 1,78 a 1,51 euro.

Ma questi numeri non dicono tutta la verità.

Bisogna considerare che sono spinti verso l'alto dai conti più anziani. Oggi infatti si possono trovare sul mercato diversi prodotti con costi praticamente nulli.

Una scomposizione della spesa, comunque, può aiutarci a capire dove conviene stare attenti e perché, nonostante la costante riduzione della parte fisse, alla fine i costi variabili incidano e non poco.

Al netto delle commissioni pagate sugli scoperti e i finanziamenti in conto corrente la spesa media si attesta a 88,3 euro (2,8 in meno del 2010).

Il 57,3 per cento è composto dalla parte fissa, mentre quella variabile copre il 26,2 per cento e la quota restante (16,5 per cento) riguarda commissioni sugli utilizzi a debito.

Morale della favola?

Come nell'anno precedente la diminuzione dei costi è dipesa dalla flessione della parte fissa (-4,3 euro) e dalle minori commissioni sugli utilizzi (-1,7 euro).

Il complesso delle spese variabili, invece, è cresciuto di 1,5 euro, anche per il maggior numero di operazioni svolte rispetto all'anno precedente.

E se la banca fallisse che cosa succederebbe al nostro conto corrente?

La domanda, diventata di stretta attualità nel periodo più caldo della crisi degli istituti di credito, trova risposta nella direttiva comunitaria 2009/14/CE: per tutte le banche operanti nella Comunità Europea vige l'obbligo di aderire ad un sistema di garanzia dei depositi che assicuri un livello di garanzia di 100.000 euro per ogni depositante.

E per le banche estere che operano in Italia?

Il principio è lo stesso. Perché possono limitarsi ad aderire al fondo obbligatorio nel proprio Paese di origine, che deve comunque rispettare quanto stabilito dalla direttiva. Insomma fino a 100 mila euro non si corrono rischi.

Mentre è sempre bene ricordare che se il valore medio di giacenza supera i 5 mila euro c'è da pagare l'imposta di bollo da 34,20 euro su base annua.

E che sugli interessi attivi (tasso che la banca paga sui depositi dei correntisti) grava una ritenuta fiscale inferiore rispetto al passato: dal 2012, con l'introduzione dell'aliquota unica per la tassazione delle rendite finanziarie, si è passati, infatti, 27 al 20%.

18 settembre 2013 · Giovanni Napoletano

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